Lavoro / Il Messaggio dei Vescovi: «Giovani e lavoro per nutrire la speranza»

La Conferenza episcopale italiana dedicata la festa del lavoro alle nuove generazioni. E’ a loro che si rivolge il Messaggio dei Vescovi pubblicato il 20 marzo scorso e intitolato “Giovani e lavoro per nutrire la speranza”.

Sollecitiamo la politica nazionale e territoriale – si legge nel documento – a favorire l’occupazione giovanile e facciamo sì che il rapporto scuola-lavoro, garantito nella sua sicurezza, aiuti a frenare l’esodo e lo spopolamento, soprattutto nei territori con maggiore tasso di disoccupazione

Si tratta di un tema che coinvolge a tutto tondo la società italiana, perché i giovani «pagano anche il conto di un modello culturale che non promuove a sufficienza la formazione, fatica ad accompagnarli nei passi decisivi della vita e non riesce a offrire motivi di speranza» e perché l’ingresso tardivo, precario e difficoltoso nel mondo del lavoro ha effetti individuali e collettivi importanti, come ricorda papa Francesco nell’esortazione apostolica “Christus vivit”:

Il mondo del lavoro è un ambito in cui i giovani sperimentano forme di esclusione ed emarginazione

«La prima e più grave è la disoccupazione giovanile, che in alcuni Paesi raggiunge livelli esorbitanti. Oltre a renderli poveri, la mancanza di lavoro recide nei giovani la capacità di sognare e di sperare e li priva della possibilità di dare un contributo allo sviluppo della società». Costringendo, spiegano i Vescovi, a rimandare «le scelte di vita» e a rimuovere «dall’orizzonte la generazione di figli», contribuendo all’inverno demografico e a rendere i giovani «sempre più marginali», senza contare che per prime «le giovani donne conoscono un ulteriore peggioramento delle opportunità lavorative e sociali». La mancanza di lavoro del resto non è solo mancanza di reddito, i giovani disoccupati, come ha chiarito nel 2017 il Santo Padre a Genova,

crescono senza dignità, perché non sono “unti” dal lavoro che è quello che dà la dignità

Foto SIR / Marco Calvarese

E perfino quando il lavoro c’è può non essere dignitoso. Si torna, in un circolo vizioso, a una precarietà lavorativa sperimentata da tanti, con un ruolo negativo tanto del mondo produttivo quanto di quello scolastico: «Dove scarseggia la domanda di lavoro i giovani sono sottopagati, vedono frustrate le loro capacità e competenze e perciò interpellano la coscienza dei credenti in tutti gli ambiti lavorativi e professionali. Si avverte la fatica di far incontrare la domanda e l’offerta di lavoro, per cui molte professionalità non trovano accoglienza nei giovani». Di fronte a una sfida che è tanto economica quanto umana e sociale i Vescovi chiedono pure ai cristiani di fare la loro parte.

Vorremmo – scrivono – che le comunità cristiane fossero sempre più luoghi di incontro e di ascolto, soprattutto dei giovani e delle loro aspirazioni, dei loro sogni, come anche delle difficoltà che essi si trovano ad affrontare

Sul modello della Settimana Sociale di Taranto del 2021 e delle esperienze legate alla “Economy of Francesco” che sono emerse in quel contesto (cooperative sociali, fondazioni di comunità, buone pratiche, progetto Policoro), fino a valorizzare «i beni della Chiesa con lo scopo di favorire opportunità lavorative per i giovani nella logica dell’ecologia integrale di “Laudato si’”». Con un obiettivo chiaro: «Scommettiamo sulla capacità di futuro dei giovani. Abbiamo bisogno dell’alleanza tra l’economia, la finanza, la politica, la cultura per costruire reti di accompagnamento per i giovani». In fondo, ha ricordato il Papa sempre a Genova, «c’è sempre stata un’amicizia tra la Chiesa e il lavoro, a partire da Gesù lavoratore». E di nuovo, il 1° maggio: «Oggi è la festa del lavoro. Che sia stimolo a rinnovare l’impegno perché dovunque e per tutti il lavoro sia dignitoso. E che dal mondo del lavoro venga la volontà di far crescere un’economia di pace. E vorrei ricordare gli operai morti nel lavoro: una tragedia molto diffusa, forse troppo».

Gds

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