Liste d’attesa / Prima bisogna “educare” i pazienti

La stretta sulle ricette può davvero ridurre i tempi d’attesa? Se per il Governo questa può essere una soluzione più che valida, questa idea assegna un ruolo fondamentale ai medici di medicina generale (e in misura minore agli specialisti), chiamati a ridurre il numero di prescrizioni e a evitare la cosiddetta “medicina difensiva”.

NUMERI «Sicuramente tutti noi dovremmo fare un esame di coscienza – spiega Giorgio Rubino, presidente dell’Associazione Medici di Famiglia di Vigevano e Lomellina – ma non penso che il problema delle liste d’attesa sia da imputare alle sole prescrizioni dei medici. Più della metà delle mie prescrizioni sono indotte ovvero date dai medici specialisti e questo non fa che aumentare il lavoro a nostro carico». Un altro fattore che influenza notevolmente il numero di prescrizioni è appunto la “medicina difensiva”, un comportamento che i medici attuano a fronte di richieste pressanti – talvolta violente – da parte dei pazienti.

C’è una iper richiesta di esami e farmaci, per cui bisogna “lottare” per non prescrivere – continua Rubino – ma a volte noi medici cediamo.

VIOLENZA Quella della “medicina difensiva” sembra essere una delle principali cause delle prescrizioni in eccesso. Un fenomeno a cui spesso si ricorre per non avere problemi, perché talvolta i pazienti più affidarsi al giudizio del professionista “esigono” determinate prestazioni. «Poco tempo fa – racconta Chiara de Vincenzi, medico di medicina generale – un paziente si è presentato senza appuntamento pretendendo di mostrarmi degli esami parziali, che tra l’altro non erano indirizzati a me, e iniziando a urlare quando gli ho detto che avrebbe dovuto aspettare. Gli ho fatto presente che non lo avrei fatto entrare in quello stato, ma lui si è rifiutato di andarsene e ho dovuto chiamare i carabinieri». Un episodio che delinea il contesto e restituisce la necessità di un’educazione sanitaria che dovrebbe interessare anche i cittadini, i quali talvolta ignorano le regole della medicina generale e le modalità di erogazione dei servizi.

DOTTOR WEB Ad accrescere trend è anche “dottor Google” che, soprattutto negli ultimi anni, ha spinto milioni di pazienti a compulsare la rete convinti di poter “autodiagnosticare” qualunque malattia, scavalcando la figura del medico di famiglia, da tanti utenti visto come mero “scribacchino di ricette”. «La figura del medico oggi non viene più vista con la preparazione e importanza di un tempo – spiega de Vincenzi – e il paziente, leggendo su internet, pensa di avere già tra le mani diagnosi e cura, chiedendo al medico solo la prescrizione». Una situazione difficile da far capire, soprattutto se si tratta di un esame non attinente al problema. «Per noi diventa sempre più complicato far capire ai pazienti che certi esami sono inutili – continua – ma in alcuni casi questo non fa che accendere conflitti tra medico e paziente. A volte si tende quindi a prescrivere qualcosa un po’ per scrupolo, un po’ perché il paziente alza la voce».

EDUCAZIONE Gioca un ruolo fondamentale l’educazione sanitaria, per ora molto carente tra pazienti e assistiti. «Se un medico di famiglia avesse più tempo a disposizione – spiega il dottor Luca Bellazzi – oltre a visitare meglio i malati, potrebbe concentrarsi anche su un’educazione sanitaria del paziente, ma questo non è al momento possibile, colpa soprattutto dell’eccessiva burocratizzazione della nostra professione». Una consapevolezza che dovrebbe essere trasmessa già ai più piccoli. «Bisogna far capire che non si può andare dal medico solo per un banale raffreddore – conclude Bellazzi – ma bisogna recarsi in studio per ragioni serie. Un concetto che sarebbe bene spiegare già a partire dalla tenera età».

Rossana Zorzato

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