Siccità, il mondo agricolo chiede nuove regole

Occorrono nuove regole. Nuove misure specifiche e mirate per affrontare la crisi idrica che sta mettendo in ginocchio il compartimento agricolo. Una richiesta, un grido d’allarme che sintetizza il contenuto del convegno tenutosi venerdì ai Piccolini, nella zona dedicata alle feste del Partito Democratico. All’incontro hanno preso parte esponenti della politica locale e nazionale, tra cui i senatori democratici Daniele Manca e Alan Ferrari, ma anche rappresentanti delle associazioni di categoria schierati in prima linea per affrontare il problema della siccità.

Il tempo stringe, sia perché il raccolto sta gradualmente morendo. Sia perché la situazione è destinata a peggiorare.

03 PP Siccità Confagricoltura - Lasagna

LE RICHIESTE Confagricoltura e Cia sono d’accordo sull’urgenza di trovare dei provvedimenti economici che possano far fronte all’emergenza idrica. «Ci troviamo al centro di un’apocalisse – ha ribadito Alberto Lasagna, direttore di Confagricoltura Pavia – Stiamo vivendo una calamità senza precedenti. Quando al 7 di luglio vedi il riso marrone e senti dire “Serviamo a monte e lasciamo morire a valle”, significa che ci troviamo davanti ad una situazione di vita o di morte. Occorre rivedere da capo le regole che andavano bene fino all’anno scorso, ma che ora risultato obsolete. Il criterio di riparto utilizzato finora non è più attuale, allo stesso modo va rivisto il mix energetico. Dobbiamo interrogarci su quali sono le risorse che si possono impiegare per l’agricoltura e quelle che si potrebbero utilizzare per la produzione di energia idroelettrica». Rivedere la PAC è uno dei primi interventi che occorrerà mettere in atto. Carlo Emilio Zucchella, presidente di Cia Pavia, ha invocato una maggiore incisività da parte della politica nazionale per affrontare la questione siccità. «Svolgendo la nostra attività di agricoltori – ha sottolineato Zuccchella – usiamo le risorse idriche per poi restituirle agli utilizzi civili, per ridarla alla falda. L’acqua è un bene prezioso e l’agricoltura è in questo senso fondamentale per mantenere i livelli idrici nei giusti valori. L’imprenditoria agricola va protetta, vogliamo tornare ad essere agricoltori ma troppi vincoli stanno affossando il settore. Sappiamo cosa è il duro lavoro, l’impegno e la determinazione, ma chi occupa ruoli decisionali e di potere deve mostrare più coraggio e fare scelte per il bene nostro, delle nostre famiglie e dell’intero Paese».

LA DENUNCIA DI CALVI Certo, per elaborare delle strategie, occorrerebbe quanto meno essere a conoscenza delle risorse idriche di cui si dispone. «Abbiamo 532 dighe maggiori – ha reso noto Gian Michele Calvi – direttore scientifico di Eurocentre – ma ce ne sono più di 10.200 non maggiori che nessuno sa di preciso dove si trovino e quant’acqua contengano. Sono state costruite per produrre energia, non per essere impiegate in ambito agricolo. Quando una cosa non serve in un determinato momento, la si potrebbe mettere da parte per utilizzarla in una fase successiva. Ad oggi è meglio rinunciare al raccolto o all’energia elettrica?».

LA STRATEGIA DI PARCO DEL TICINO Adattarsi al cambiamento climatico non risolverebbe certo il problema, ma potrebbe rivelarsi una prima strada da intraprendere. «Per fare un esempio – ha spiegato Silvia Berini, imprenditrice agricola e consigliera del Parco del Ticino – avere una coltivazione del riso in sommersione è più costoso e per questo, l’anno scorso abbiamo dato, grazie al sostegno di una fondazione bancaria, un contributo alle aziende. Quest’anno il Parco ha deciso di continuare con altre dieci aziende, ma senza il sostegno bancario. Non possiamo sapere se la scelta della coltivazione in sommersione potrà rivelarsi risolutiva. Di sicuro, mi farebbe piacere avere una semina del riso in asciutta, arrivando a giugno con un buon quantitativo di acqua, ma è altrettanto vero che a giugno ci sono altre colture che necessitano di una buona dose di risorsa idrica, come il mais e i foraggi».

Edoardo Varese

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