Sport di base / Italiani popolo di sedentari, come rimettersi in moto?

L’Italia è il quarto Paese Ocse più sedentario per gli adulti, il primo se si considerano i bambini. La prima edizione del rapporto “Osservatorio valore sport”, pubblicato a gennaio,

fotografa un popolo che lo sport preferisce guardarlo più che praticarlo, anche perché spesso gli manca lo spazio per farlo: Open Polis ha calcolato che nelle città italiane i minorenni hanno a disposizione in media meno di 10 metri quadrati, col nord-ovest che si colloca sotto la media (7.6), la città di Pavia che si ferma a 3.8 e Vigevano, Mortara, Gambolò, Garlasco che non raggiungono il valore medio italiano,

per non parlare della Lomellina occidentale che è ampiamente al di sotto. Una difficoltà di accedere liberamente a strutture e impianti che cozza con la “Carta per l’Educazione fisica, l’attività fisica e lo sport” dell’Onu, che li riconosce come diritti fondamentali dell’uomo e con la “Carta dei diritti dell’infanzia” che riconosce questa possibilità come un fattore cruciale per la qualità della vita.

FONDAMENTALE Lo sport di base è uno degli ambiti più significativi per il benessere e la salute di adulti e bambini, tanto che il Pnrr ha dedicato circa un miliardo all’impiantistica in un paese che ha un forte deficit strutturale. Basti pensare che in provincia di Pavia solo il 32.3% degli edifici scolastici ha una palestra o una piscina, dato più basso di tutta la Lombardia che ha un effetto anche sulla salute, perché fare attività fisica regolare sin da bambini e fino alla senilità abbassa il rischio di sovrappeso, malattie cardiovascolari, tumori, diabete e altre ancora, e sul benessere psicologico.

VERO FALSO Tuttavia gli italiani hanno un rapporto complesso con lo sport, un popolo con un’elevata quota di sedentari che fa da contraltare alla crescita nel tempo degli sportivi, come rilevato da Istat, che nel suo ultimo annuario rileva come il 34.5% di chi ha più di 3 anni pratica nel tempo uno o più sport, il 23.6% con continuità; a loro si aggiunge il 31.7% che fa qualche attività fisica (passeggiate, nuoto, bicicletta), mentre il 33.7% non fa nulla. «Decisamente più sedentarie le donne rispetto agli uomini», la pratica dello sport «decresce al crescere dell’età» ed è più diffusa «nel Nord del Paese (35.3% nel nord-ovest e 34.4% nel nord-est) laddove la quota più elevata di sedentari si registra nel Mezzogiorno». Nel medio termine l’evoluzione sembra positiva, dal 1982 a oggi si è andati in crescendo, con alcuni anni di calo, tra cui quello legato alla pandemia, il cui impatto potrebbe essere duraturo: guardando alle fasce d’età, quasi tutte hanno conosciuto una diminuzione tra 2020 e 2021, ma se per chi ha tra 20 e 29 anni è stato del 3.4% e tra 30 e 39 del 4.2%, tra i più giovani si è avuto un autentico tracollo; nella fascia 15-19 si ha -8.2%, in quella 11-14 -15.1%, in quella 6-10 -20.8%.

Il campo sportivo di Parona

SVOLTA CERCASI In parte sarà pure perché preferiscono i videogiochi, ma è anche vero che anno dopo anno si restringono gli spazi per mettersi a rincorrere un pallone, quello che un tempo erano gli oratori, che oggi la Chiesa, complice anche la diminuzione dei sacerdoti e la secolarizzazione della società, fa più fatica a tenere aperti (eppure Gnonto, Locatelli e Pessina arrivano da lì). Come risolvere un problema che è insieme sportivo, sociale, sanitario, culturale?

Invece di colpevolizzare le nuove generazioni – scrive su Ultimo Uomo Dario Pergolizzi, allenatore Uefa B – forse bisognerebbe ragionare in maniera un po’ più ampia prendendo in considerazione il fatto che la maggior parte delle famiglie italiane ha un reddito o un’organizzazione del tempo che non consente di accompagnare fisicamente con costanza figli e figlie a giocare all’aperto in zone che sono sempre più distanti

Occorre rilanciare lo sport di base.

Giuseppe Del Signore

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