Eredi Bertè / Dopo 6 anni si aspetta ancora la bonifica

I rifiuti sono ancora lì. Come il 6 settembre 2017 quando una colonna di fumo nero era visibile in tutta la Lomellina. Quel giorno per raggiungere il deposito dei rifiuti era sufficiente seguire la cappa nera, che arrivava fino al cielo, e ci si trovava davanti al più grande incendio di rifiuti che la Lomellina abbia mai conosciuto. Già in mattinata erano partite le ordinanze del prefetto, che imponevano la chiusura delle finestre e di non mangiare frutta e verdura prodotte in zona. E poi per giorni i vigili del fuoco continuarono a darsi il cambio per spegnere le fiamme e domare un incendio che, allora non si sapeva, era doloso. In quell’area erano stoccati rifiuti in quantità non autorizzate, con modalità che non rispettavano le norme vigenti e senza un adeguato dispositivo di sicurezza.

SEI ANNI Per questo è iniziato un iter giudiziario che ha portato alle condanne dei responsabili dell’incendio in primo grado, ma non è ancora cominciato l’iter che dovrebbe portare allo sgombero dell’area, dove ancora oggi fanno bella mostra i rifiuti che hanno preso fuoco. Nella zona industriale di Mortara, a pochi passi dal Polo Logistico, in direzione Olevano, ci sono ancora montagne di rifiuti, dove si possono trovare inerti, gomme delle auto e anche componenti elettriche. Una bomba ecologica che presumibilmente rimarrà lì ancora molti anni, a far bella mostra di sé. Mentre tutto attorno ci sono uffici e officine, la cui vita prosegue indisturbata. Lavorano ogni giorno, ricevono clienti, organizzano meeting, tutt’intorno a un’area che è piena di rifiuti. Dall’esterno sono visibili e attorno c’è una centralina Enel fusa per il calore, mentre i tecnici Tim hanno collocato ai lati della discarica quella della fibra ottica che, nuovissima, fa bella mostra di sé.

BONIFICA QUANDO A questo punto il reale mistero è quali saranno i reali tempi di bonifica e quanto costerà. In questi anni il centro del dibattito si è indirizzato tutto sulla questione giudiziaria. Del resto finora non è stato possibile fare i carotaggi nel terreno per la caratterizzazione, procedura fondamentale per capire quali sostanze inquinanti e tossiche ci sono nell’area, quanto in profondità sono penetrate nel terreno, se è interessata la falda e di conseguenza che grado di contaminazione è presente nel sito. Ad aver fatto una stima, probabilmente per difetto, è stato il Codacons Lombardia, che parla di 1.5 milioni di euro di spesa, con buone probabilità in capo a Regione Lombardia. L’associazione consumatori nel 2020 ha pubblicato un comunicato stampa nel quale si attaccava direttamente l’allora amministrazione mortarese:

Il Comune fa spallucce, ma non ci sono ragioni oggettive per posticipare la bonifica all’esito del processo penale. Un processo che, tra l’altro, si preannuncia lungo. L’incendio fu di dimensioni notevolissime; ben 14 giorni di durata con scuole chiuse per due giorni e divieto di raccogliere frutta e verdura negli orti della zona a causa dello sprigionarsi della diossina. È necessario che le opere di bonifica partano al più presto, senza attendere oltre.

Intanto il nome di Eredi Bertè è spuntato anche nelle carte di un’inchiesta milanese sul traffico di rifiuti da parte della criminalità organizzata, come raccontato da “Dossier” di Milano Today; ma questa sarà la seconda puntata.

Il racconto del responsabile della Kme Service

«Continuano a vedersi tonnellate di rifiuti, ma nessuno è mai intervenuto per provvedere a rimuoverli». Paolo Sambartolomeo, responsabile della Kme Service Centre Italy spa, azienda che si occupa della lavorazione di metalli e imballaggi, situata in via Enrico Fermi, proprio di fronte all’area della ex Eredi Bertè, ricorda ancora i momenti attraversati a seguito dell’incendio della ditta che effettuava raccolte di materiali da recupero avvenuto sette anni fa. Soprattutto, sottolinea e evidenzia di come «non si possa ogni giorno andare al lavoro e trovarsi davanti a uno spettacolo sconcertante: rifiuti a non finire, dei quali non si conosce nemmeno la provenienza. Se mancano i soldi per intervenire è necessario che chi di competenza li trovi per ovviare al problema. Nel corso di questi anni, nessuno ha mai provveduto a contattarmi, nonostante sia il responsabile di un’azienda che si trova a pochi metri di distanza dall’area della ex Bertè».

L’INCENDIO Ripercorrendo un passo alla volta cosa accadde all’interno della Kme Service Centre Italy proprio nei giorni successivi al 6 settembre del 2017, Sambartolomeo ricorda che «l’aria era irrespirabile e di conseguenza per tutti i nostri dipendenti era impossibile lavorare. Ci siamo visti costretti a richiedere per tre giorni la cassa integrazione. Il danno economico è stato limitato, ma comunque abbiamo registrato una perdita di circa 10 mila euro». Nonostante il danno subito, Sambartolomeo ammette, non proprio a cuor leggero, che mettersi in moto

è inutile. Il danno è evidente ma per fortuna, provando a guardare il bicchiere mezzo pieno, è stato abbastanza limitato e contenuto.

OGGI Cos’è cambiato in sostanza nell’arco di sette anni? «Mi aspetto che finalmente le autorità competenti abbiano in mano la situazione. Finora però non si è visto nessuno, spesso si è ripetuto che i rifiuti non possono essere smaltiti e l’area bonificata per mancanza di soldi. Sarebbe ora di intervenire». A maggior ragione vista la complessità di un intervento su un’area da bonificare e nella quale non si sa ancora quali inquinanti sono presenti e in che quantità. «La nostra azienda si occupa anche della lavorazione e dello scarto di metallo puro. Come smaltitore devo chiedere l’autorizzazione alla Provincia per smaltire il materiale che poi va in fusione. Quello dei rifiuti è sempre stato un settore al limite, non ci si può muovere senza tener conto delle regole e delle normative. Per questo mi aspetto che l’Arpa o comunque chi di dovere sappia che all’Eredi Bertè sussiste tuttora un problema serio e evidente che deve essere risolto al  più presto». La richiesta per il futuro pare quindi scontata: «L’area deve essere completamente liberata. Secondo le stime, dovrebbero servire 6 milioni di euro per lo smaltimento dei rifiuti. Comune, Provincia e Regione devono attivarsi».

Ab, Ev.

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