Il don assistito che assiste in Rsa

Don Giorgio Amiotti conosce bene i problemi degli anziani. Infatti oltre a essere il cappellano della casa di riposo di Mede, gestita dalla Fondazione istituzioni riunite, è anche uno degli ospiti. Il sacerdote, nato a Casale Monferrato nel 1952, dal 2017 risiede nella Rsa a causa di un virus non diagnosticato in tempo, che l’ha paralizzato alla colonna vertebrale e l’ha costretto sulla sedia a rotelle. Appena ricoverato, ha subito iniziato il suo ministero di cappellano.

IN RSA CON GLI ANZIANI «In parrocchia mi occupavo già degli anziani: essendo pochi sacerdoti, ci si occupa un po’ di tutto. – racconta don Amiotti, che è stato ordinato nel 1987 dopo gli studi in seminario a Pavia – L’assistenza spirituale è importante, ma il momento più bello è quello dell’Eucaristia, il venerdì, giorno in cui le suore Carmelitane, che sono state qui un paio d’anni, ricordano il monte Tabor. Prima del Covid la messa si celebrava la domenica alle 9.15, poi si è interrotto tutto, ma quando abbiamo ripreso, d’accordo con il personale abbiamo visto che per quell’ora era difficile che tutti gli ospiti fossero pronti. La messa è sentita e vissuta in modo intenso, perché a celebrarla siamo in ottanta. Infatti gli ospiti ripetono tutto ciò che dico io, e cantano con trasporto e sentimento: si è formato anche un coretto, e i fedeli sono molto contenti, me ne rendo conto da come mi aspettano e mi accolgono». Come si svolge la sua giornata? «Sono assistito da ottimi animatori, e parlo e ascolto i miei “coinquilini” che vengono spesso a confidarsi. Diciamo che ho una buona clientela… Il momento più triste è quando qualcuno muore. Quando amministro il sacramento dell’estrema unzione non sono mai da solo, ci sono parenti e amici, e anche il compagno di camera dell’ammalato. Poi c’è il giardino aperto d’estate, dove si può fare conversazione in mezzo alla natura, e il salone nei mesi più freddi. E’ anche bello perché gli anziani non hanno bisogno di tanto: gli interessa essere ascoltati e valorizzati, e ci vuole il tempo di ascoltarli. C’è un bel rapporto tra di noi».

ASSISTENTE ASSISTITO La messa viene celebrata anche in occasioni solenni come Santo Stefano, Pasqua, la commemorazione dei defunti il 2 novembre, e la vigilia dell’Immacolata: «Che è anche Sant’Ambrogio – scherza don Amiotti – così prendiamo due piccioni con una fava». Ma come si trova il sacerdote ad assistere gli anziani e ad avere bisogno lui stesso di assistenza? «Io non mi sento ammalato. Questa sventura mi ha cambiato in meglio. Ringraziando il Signore non sento dolore, anzi mi sento più sacerdote di prima. Ho più tempo per me e per gli altri. E poi mercoledì sono in chiesa parrocchiale per le confessioni, e la domenica celebro in chiesa. Il Signore ricambia sempre con una generosità “da Dio”. Nella messa mi aiutano due volontari che distribuiscono la Comunione. Siamo organizzati bene. Sono molto legato alla comunità di Mede, dove ho prestato servizio come coadiutore quando il parroco era l’indimenticato don Cesare Lino». Sono molti gli ospiti che si confidano con don Amiotti? «Sì, sono tanti. Sono loro che mi aiutano a non farmi sentire a disagio nella mia disabilità». Qual è il bisogno che ha riscontrato di più negli anziani? «Quello di essere ascoltati e di avere intorno i familiari. Ci sono parecchi parenti che vengono a trovare i propri congiunti, ma anche persone sole che non hanno più nessuno. C’è un esempio che mi piace ricordare: tra gli ospiti c’è una signora molto simpatica affetta da demenza senile. La figlia viene a trovarla ogni giorno e passa due o tre ore che lei, che però non la riconosce. Mi sembra una bella testimonianza di quanto l’amore sia la cura più importante. E a proposito, chi mi aiuta molto con le preghiere sono le suore di clausura Benedettine del monastero di Orta San Giulio, in provincia di Novara. Voglio poi ringraziare una persona particolarmente gentile, Piero Colosetti, che mi porta a spasso il sabato mattina. Per me è come un fratello».

Davide Zardo

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