I funerali di Battaglia a San Pietro Martire: «Una chiesa gremita che racconta la sua vita»

La chiesa di San Pietro Martire gremita lunedì scorso per i funerali di Domenico Battaglia “racconta” più di qualsiasi commento la sua vita e la testimonianza nei vari ambiti della sua vita, da quello professionale a quello culturale, del volontariato e dell’appartenenza cristiana.

L’ULTIMO SALUTO La numerose persone che hanno voluto essere presenti ai funerali, infatti, non erano semplicemente “fedeli” di una parrocchia, ma portavano con sé l’appartenenza alle diverse realtà alle quali Domenico aveva dato, nei diversi momenti del suo cammino terreno, la propria presenza, la testimonianza, i consigli, gli input necessari per crescere e collocarsi autorevolmente nella quotidianità del nostro tempo. Non possiamo certamente elencare tutte queste realtà, ci sarebbe il rischio certamente di dimenticarne qualcuna e probabilmente ci vorrebbe una pagina intera del giornale. A cominciare dal suo paese di origine, Cassolnovo, con il “dono” della nuova palestra in memoria di suo figlio Enrico, morto tragicamente in un incidente stradale.

IDEE E IMPEGNO Poi il volontariato, tra i fondatori dell’Oftal diocesana, poi l’imput per l’avvio di “Madre Amabile” e di “Insieme a Mensa”, ancora il mondo Lionistico al quale Domenico ha sempre donato la sua competenza professionale e il suo tempo, fino a diventare tra i maggiori protagonisti dei Lions non solo locali. Le idee, le sollecitazioni di Battaglia le ritroviamo nei suoi progetti per la “promozione” del riso della Lomellina, per il restauro e la rinascita del Colombarone alla Sforzesca. L’elenco sarebbe ancora lungo, ma ciò che preme sottolineare è il modo con cui il dottor Battaglia avviava queste iniziative… ecco, il termine giusto è “avviava”, perché Domenico offriva le sue idee e le sue competenze per preparare le basi delle diverse realtà e associazioni, mettendo a disposizione il suo tempo e le sue competenze, per poi lasciarle camminare da sole, con le diverse responsabilità e disponibilità. Potremmo dire che stava sempre un po’ “alla finestra” per essere sicuro che queste realtà camminassero con le proprie gambe, ma sempre pronto a dare consigli e anche mettere in guardia per le problematiche che potessero sorgere. Ci piace pensare che anche lunedì scorso per i suoi funerali Domenico ci guardava dall’alto, pronto a qualche sottolineatura per sbavature, ma sempre con quel sorriso tra la condiscendenza e il rimprovero che assicurava la sua amicizia e soprattutto la sua testimonianza di fede, da quella panca in chiesa che ogni festività era solito occupare.

don Emilio Pastormerlo

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