Tragedia in chiesa: donna urla, si accascia e muore

Un dramma difficile da spiegare. Non sono ancora chiare le cause che hanno portato alla morte di Marinela Murati, 39enne di origine albanese morta, lo scorso venerdì, all’interno della chiesa in via Monti. Una tragedia alla quale hanno assistito molte persone: la donna, infatti, è entrata in chiesa poco prima di un funerale, in evidente stato confusionale. L’agitazione della 39enne, che urlava frasi sconnesse (tra le quali “Allah akbar”, “Dio è grande” in lingua araba) era tale che è stato richiesto l’intervento della polizia locale, che ha cercato di calmarla: la donna però ha cominciare a dare in escandescenze e al tentativo di far cadere una statua della Madonna posta all’ingresso, è stata bloccata dai due agenti in servizio. Qui la donna si è accasciata a terra e ha accusato un malore rivelatosi fatale: inutile la corsa all’ospedale di Vigevano, dove la 39enne è spirata. La donna, da qualche mese, viveva nelle vicine case dell’Aler, accusava problemi psichici ed era seguita dai servizi sociali e dalla Caritas diocesana. Sulla vicenda sono ancora in corso le indagini: mercoledì è stata eseguita l’autopsia su corpo di Murati per stabilire cosa abbia provocato il malore e se la donna fosse sotto effetto di farmaci. I due agenti, nel frattempo, sono stati indagati d’ufficio per omicidio colposo.

NON SOLA Murati, confermano dalla Caritas, aveva alle spalle aveva una lunga storia di fragilità, ma non era lasciata a sé stessa: «Aveva delle difficoltà psichiche e a breve sarebbe dovuta entrare nella Fondazione Maddalena Grassi – rivela don Moreno Locatelli, direttore della Caritas di Vigevano – anche a livello istituzionale c’era chi si occupava di lei, con i tempi che un lavoro di questo tipo richiede. Per una persona che si porta dietro fragilità grandi, anche una settimana da sola può essere difficile». Gli operatori di Caritas si erano incontrati più volte con lei: «Era in un percorso di accompagnamento e sembrava aver raggiunto stabilità. Non era abbandonata né dalla parte più legata alla vicinanza né dalle istituzioni. In queste situazioni bisognerebbe riuscire a non mollare mai il colpo».

Af

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