Se c’è un posto a cui non mancano i santi in paradiso, è proprio il tribunale di Vigevano. San Pio V, per esempio, che fu papa, ai tempi in cui il foro era un convento trascorse lì molti dei suoi anni da frate domenicano; e poi il beato Matteo Carreri, che santo non è, ma il cui carisma, in terra ducale, pesa eccome. Quindi non si tirino in ballo i santi: quelli che mancano a Vigevano e al suo palazzo di giustizia per essere riaperto sono gli agganci politici. Quelli di cui evidentemente non difettano i tribunali di Bassano del Grappa, Rossano, Lucera e Alba, tutti in procinto (a quanto pare) di ripartire con le proprie attività grazie a un disegno legge che a breve dovrebbe approdare in Consiglio dei Ministri.
URGENZA Lunedì pomeriggio, in municipio a Vigevano, in un incontro convocato d’urgenza tra le forze politiche del territorio si è discusso sulle chance che avrebbe il tribunale locale di riaprire i propri battenti. E nonostante il parterre di rilievo, l’aria non certo era quella di un party: i partecipanti, dal sindaco Andrea Ceffa all’ultimo presidente dell’Ordine degli avvocati di Vigevano Giuseppe Antonio Madeo, dal consigliere regionale (ed ex primo cittadino) Andrea Sala all’onorevole di Fratelli d’Italia Paola Chiesa, passando poi per i deputati Alessandro Cattaneo (Fi) e Maria Stella Gelmini (Noi moderati) in collegamento da remoto non hanno potuto far altro che constatare come, alla prima concreta opportunità istituzionale di rivedere la geografia giudiziaria, la città ducale sia stata tagliata fuori. Nessuna resa, almeno nelle parole dei presenti: secondo Chiesa (che si è anche impegnata a chiedere un confronto con Delmastro) ci sarebbe modo di inserirsi in un successivo disegno legge; per Cattaneo quella vigevanese è una battaglia di tutta la Lombardia; più combattivo Ceffa, per il quale quello ducale sarebbe l’unico dei palazzi di giustizia interessati ad avere i numeri per riaprire. A far la differenza, il peso politico del territorio a Roma: un peso che non c’è.

“SPONSOR” Il confronto si è reso necessario dopo il polverone alzato nelle scorse settimane da un commento dell’Associazione nazionale magistrati, fortemente contrario alle riaperture dei piccoli tribunali (in particolare, quello di Bassano) verso cui sta andando il governo. Tra le perplessità riscontate dai magistrati, anche una vicinanza, politica e geografica, riscontrata tra alcuni importanti esponenti del governo e i palazzi di giustizia inclusi nel disegno legge: rispettivamente il sottosegretario Ostellari (Bassano del Grappa), il viceministro Sisto (Lucera), il senatore Fdi Ernesto Rapani (Rossano Calabro) e il sottosegretario Andrea Delmastro (Alba). Proprio Delmastro, nel 2023, a Vigevano aveva fatto una bella passerella nel convegno organizzato al teatro Cagnoni sulla giustizia di prossimità: ospite d’onore, il sottosegretario alla Giustizia aveva promesso vicinanza e sostegno a fronte di un progetto concreto per una “rinascita” del tribunale.
SCRIPTA MANENT Da quel giorno però pochi passi in avanti sono stati fatti. Ceffa tra il 2023 e il 2024 aveva incassato l’appoggio dei comuni dell’Abbiatense e del Magentino per un ipotetico “tribunale del Ticino”, e il 26 novembre 2024 aveva avuto un incontro nella Capitale con lo stesso Delmastro. La complicate vicende giudiziarie che hanno colpito Vigevano e il sindaco pochi giorni dopo hanno poi di fatto bloccato ogni discorso. Ora c’è da ripartire quasi da capo, sollecitando chiunque possa portare acqua al mulino vigevanese.
Anche se il disegno di legge dovesse finire in nulla, dobbiamo diventare il quinto tribunale – è il commento di Ceffa – se non si fa, è una sconfitta della politica.
Un appello che il primo cittadino ha allargato a tutte le forze politiche, comprese quelle di minoranza: i primi a muoversi, già il giorno dopo, sono stati i consiglieri regionali di Lega e Fdi, che hanno preparato una mozione (siglata tra gli altri dal vigevanese Sala, primo firmatario, e dal meloniano vogherese Claudio Mangiarotti) per impegnare il Pirellone a sollecitare il governo centrale perché nelle valutazioni di riapertura sia incluso anche il palazzo di giustizia ducale. L’approvazione da parte del consiglio regionale è scontata: e un impegno ufficiale, messo su carta, fa sempre brodo. Ma se questa storia ha una morale, è la più amara: nel paese della burocrazia, delle carte protocollate, delle scripta che, sì, manent, ma tanto non le legge nessuno, quello che pare essere più efficace sono ancora le strette di mano non ufficiali, i sussurri di palazzo e l’amicizia di qualcuno dall’alto che li voglia ascoltare.
Alessio Facciolo



