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lunedì, Maggio 25, 2020
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    Artigiani e commercianti: «Serve un piano strategico dopo lo tsunami»

    «Chi non è pronto sarà fuori dal mercato». Parola di Luigi Grechi, presidente di Confartigianato Lomellina. «Come associazione ci siamo rapportati con le imprese, affiancandole per supportarle, e mettendo in piedi diverse strategie. La produzione lombarda è il 30% di tutto in Italia, un grande banco di prova per la nuova normalità. Abbiamo trasferito una grande mole di informazioni per mettere in sicurezza le forniture, sia con l’operatività in sede che con lo smart-working, attraverso 230 dipendenti . Abbiamo messo in campo conoscenze e ammortizzatori sociali, erogando le spettanze di febbraio con le pratiche gestite da Confartigianato. Questo non è avvenuto per la cassa integrazione in deroga, perché si sarebbe trattato di usare uno strumento ordinario per un momento straordinario. Abbiamo contattato il prefetto, indetto tavoli istituzionali per accelerare la ripartenza. Una cosa è certa: non torneremo più come prima, e la città metropolitana potrebbe essere un’opportunità, con il sovraffollamento del mondo industriale a Milano».

    VIG AMM Confartigianato Grechi
    Grechi (presidente di Confartigianato Imprese Lomellina)

    Quattro, per Grechi, i pilastri fondamentali per il rilancio. Preservare le attività; riorganizzarsi per garantire la sicurezza; fare rete nel rapporto cliente-fornitore, per mantenere il tessuto produttivo; ripensare al modello di business, con uno “tsunami” che ha cambiato tutto. «E’ una trasformazione epocale soprattutto per la moda e la calzatura, dall’86 non ho mai vissuto un’esperienza simile».
    Abbattimento della tassazione locale e istituzione di un fondo di solidarietà: sono le proposte di Renato Scarano, presidente di Ascom Vigevano.

    Scarano (presidente Ascom)
    Scarano (presidente Ascom)

    «Sono venuti a trovarci in sede degli imprenditori che piangevano, perchè avevano chiesto un prestito alle banche ma non avevano ancora avuto risposte e non sapevano come andare avanti. Ci sono difficoltà nel pagare gli affitti, nel mantenere i collaboratori, un calo d’acquisto dei dipendenti che non hanno avuto la cassa integrazione. Bar, ristoranti, pub, hanno acquistato scorte alimentari prima del blocco, e hanno dovuto buttarle via o regalarle. Solo la consegna a domicilio ha fornito un po’ di liquidi alle casse. Abbiamo chiesto al Comune di sospendere i pagamenti delle tasse comunali per il mancato utilizzo di suolo pubblico e per i rifiuti. Lunedì abbiamo incontrato il sindaco, che ha annunciato la possibilità di ampliare il plateatico senza costi aggiuntivi. L’abbigliamento ha problemi per i costi fissi, giacenze e merci invendute, e ha organizzato svendite, abbattimenti e sconti per merci già pagate. Servono soldi per liquidità immediata, e va abbattuta la burocrazia. Per rilanciare l’economia cittadina servono investimenti: il ponte, le ferrovie, le aree dismesse. Serve un piano strategico per il futuro di Vigevano, altrimenti l’economia non si rilancia: bisogna pensare “oltre”, se no è follia. Hanno riaperto l’80% dei negozi di abbigliamento e il 75% dei ristoranti, ma non è semplice tornare a socializzare, soprattutto quando le norme di sicurezza ti dicono che il cliente deve entrare, acquistare e andarsene in fretta. Quello che mi ha colpito in questi giorni è l’intraprendenza di chi ha riaperto, magari con dei cartelli simpatici per i clienti. Bisogna puntare sul turismo e sull’arte per il rilancio del settore alberghiero. La burocrazia non dev’essere un freno allo sviluppo, ci vogliono contributi a fondo perduto più semplificazione e più certezze».

    Davide Zardo

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