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    Battù ricorda don Piero Maggi

    Il 5 Novembre ricorre il 25° anniversario del ritorno alla Casa del Padre di Don Piero Maggi, che dal 1981 al 1994 guidò una delle Comunità più popolose di Vigevano, quella della Parrocchia di “Gesù Divin Lavoratore” nel Rione “Battù”.
    Arrivò, dopo qualche anno a Villanova, a Mortara e a Olevano, in una delle Parrocchie più giovani della Città, in una delle Chiese di più recente costruzione, per sostituire il suo primo Parroco, Don Aurelio Zanone.
    Giorno dopo giorno, anno dopo anno, completò ed abbellì la Chiesa e l’Oratorio; ma, soprattutto, seppe raccogliere quel “germoglio di Comunità” lasciatogli dal suo predecessore e creare il terreno fertile per far sì che quella Comunità attecchisse e crescesse rigogliosa.
    Nonostante le strutture dell’Oratorio fossero ancora ben lontane da quelle attuali, grazie alla sua mente vulcanica ed alla sua innata empatia, riuscì a radunare un nutrito gruppo di giovani, eterogeneo per età e per interessi; quelli che amava chiamare “i miei ragazzi di Battù”.
    Per molti di loro è stato “il primo Parroco”, quello del primo contatto con la Fede, dei Sacramenti e del Catechismo, ma anche quello dei tanti giochi in Oratorio, delle gite e delle numerose occasioni di vita comunitaria.
    Gran parte di quei ragazzi e di quelle ragazze diventarono “gruppo” anche al di fuori delle infinite attività parrocchiane.
    Si usciva insieme, ci si divertiva condividendo tempo ed esperienze; spesso nascevano anche “simpatie” che, in alcuni casi, hanno portato persino alla formazione di nuove famiglie.
    È innegabile, quindi, che Don Piero Maggi abbia lasciato un segno indelebile nelle loro vite, nelle nostre vite.
    Per questo motivo abbiamo voluto ricordarlo raccogliendo i pensieri di alcuni di quei ragazzi e quelle ragazze, che nel frattempo sono diventati uomini e donne, in rappresentanza di tutti quelli che hanno fatto parte del nostro gruppo o che, semplicemente, in quegli anni sono passati, per più o meno tempo, da Battù:
    « Ho un ricordo molto affettuoso di Don Piero Maggi. È passato molto tempo da quando ero bambino, ma ricordo ancora il suo modo coinvolgente di condurre l’Oratorio, il suo entusiasmo e la sua “voglia di fare” grazie ai quali, tra le altre cose, sono arrivati a noi fino ad oggi anche il “Consorzio Nazionale dei Santi Crispino e Crispiniano” ed il Premio di “Fedeltà al Lavoro” per il Settore Calzaturiero che, nonostante le difficoltà, rappresenta ancora una delle principali eccellenze della nostra Città».

    Andrea Ceffa

    «Ricordo, come fosse ieri, quando mi consegnò quella veste da chierichetto; avevo 10 anni e lui era appena arrivato nella nostra Parrocchia.
    Da lì in poi ne abbiamo fatte mille di cose insieme.  Erano anni in cui in Parrocchia, con la nostra compagnia, praticamente ci vivevamo; anni di formazione, di cui ricordo tutto: le sue prediche semplici ed illuminanti, la Chiesa piena, gli abbellimenti costanti ed il sodalizio col Consorzio dei Santi Crispino e Crispiniano e con le altre “Associazioni di categoria” (fabbri, macellai, panettieri, ecc…).
    Le belle canzoni che scriveva, la sua voce che sapeva emozionare, i piccoli cantori che amava istruire.
    Don Piero è stato un pilastro fondamentale della mia vita emotiva e spirituale; tanti anni sono passati, ma il suo ricordo resterà sempre con me».

    Marco Rasera

    «Erano i primi Anni ’90 ed io avevo poco più di 10 anni, prima della Santa Messa Don Piero era solito radunare tutti i bimbi vicino all’organo per preparare le canzoni che avremmo poi cantato durante la funzione, noi il ritornello e lui la strofa; eravamo tanti e di tutte le età. Quella domenica mi sono messa a cantare con lui la strofa, subito non mi disse nulla ma alla fine del brano mi chiese come mi chiamassi. “Sono Roberta”, risposi.
    E le sue parole furono: “Te la senti di cantare dall’altare?”
    Da quel momento diventai la sua “solista”; quanta emozione! Ma le sue parole mi hanno sempre dato coraggio.
    Il giorno della mia Santa Cresima, prima del momento dell’Eucaristia, si è avvicinato al microfono per cercarmi: “Vieni Roberta”
    Ripensando a quelle parole provo ancora una grande emozione che mi riempie il cuore e mi fa sorridere.
    Sono molti i ricordi che ho di Don Piero: i sabato pomeriggio in Oratorio (e in quanti eravamo!…), le gite tutti insieme e, soprattutto, il Palio delle Contrade, a cui teneva molto e, a prescindere dal risultato, alla sera ci radunava tutti per festeggiare.
    Ho conosciuto il Don che ero solo una bambina, oggi ho 42 anni ma ancora mi emoziono al suo ricordo.
    Tutti dovrebbero avere un Don così; resterà per sempre nel mio cuore».

    Roberta Urso

    «È difficile dimenticare qualcuno che ha dato così tanto alla tua vita e che è presente in così tanti ricordi. Don Piero ci ha donato saggezza, valori, spiritualità e ci ha indicato la strada per crescere».

    Paolo Vallin

    «I milioni di ricordi associati a Don Piero nella mia infanzia ed adolescenza, ancora oggi mi fanno (lecitamente) interrogare sulla quantità di ore di cui fossero composte le sue giornate. Perché al mattino insegnava Religione alle Scuole Superiori ed alla sera si divideva tra Catechesi per adulti, riunioni con i vari gruppi parrocchiali (nonché con le varie Associazioni di lavoratori collegate alla Parrocchia) e le prove di canto. Ma al pomeriggio, prima di celebrare la Messa, era abbastanza comune incrociarlo con indosso una saia da lavoro mentre tagliava o inchiodava legni per qualche nuovo cartellone, oppure di vederlo sporco di vernice o di cemento perché stava costruendo o ristrutturando qualcosa. Tanto che, spesso e volentieri, capitava che qualcuno chiedesse proprio a lui dove potesse trovare “il Prevosto”…
    Don Piero era un po’ “l’anello di congiunzione” tra “i preti di una volta” (quelli con “la tonaca” raccontati nella canzone “Azzurro”) e quelli “moderni”.
    Ma come faceva a fare tutte quelle cose?? Me lo chiedo ancora adesso. Tant’è che (non me ne vogliano gli altri Parroci di oggi), quando sento lamentele o “campanelli d’allarme” rispetto alle Parrocchie e agli Oratori che si stanno svuotando, mi chiedo se la Chiesa (oltre a puntare il dito verso la proverbiale “carenza di valori” dei giovani o le tante distrazioni della “vita moderna”) qualche volta non contempli anche la possibilità di “non starsi più sporcando sufficientemente di vernice e cemento”.
    E allora spero che Don Piero, da Lassù, oltre a vegliare sempre su di noi col suo sorriso, possa essere d’esempio ed ispirazione per i Parroci di oggi e, soprattutto, di domani, affinché sappiano nuovamente coinvolgere le nuove generazioni, mantenendo vive le Parrocchie e gli Oratori».

    Alessandro Casalino

    ***

    Una santa Messa di suffragio verrà celebrata domenica 6 novembre, alle 17,30. nella parrocchia di San Francesco.

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