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    Brustia (Confindustria): «Una batosta per il meccano-calzaturiero»

    “Le attività economiche ai tempi del Coronavirus”. È il tema della serata organizzata dal Rotary Club Mede Vigevano martedì 19 maggio, in video-collegamento sulla piattaforma Zoom, con testimonianze dal mondo dell’imprenditoria e del lavoro. «L’impressione – ha esordito il presidente Franco De Cataldo – è che questo tsunami abbia condizionato l’economia, decretandone il ridimensionamento». La parola è poi passata a Maria Vittoria Brustia, vicepresidente di Confindustria Pavia, titolare dell’Alfameccanica fondata del 1958.

    Confindustria Pavia vice Brustia
    Brustia, vice-presidente di Confindustria Pavia

     «Nel marzo 2020 la produzione italiana ha subito una contrazione del 28,4% rispetto a un mese prima. In provincia di Pavia tutte le imprese hanno ripreso il 4 maggio, ma sanitario, farmaceutica e alimentare non si sono mai fermati. Il meccanico ha chiuso quasi al 100%, e così la moda, soprattutto con le aziende esportatrici. Alcune hanno perso quote di mercato mentre i concorrenti stranieri lavoravano, anche se la qualità ci salvaguardia dalla concorrenza. Da una parte di marzo e per tutto aprile la perdita del meccanocalzaturiero e calzaturiero è stata del 50%, con danni grandissimi a queste colonne portanti, eccellenze della zona. Bisogna ammirare le aziende che sono rimaste aperte con grande coraggio, e anche il Policlinico e l’Università, che hanno portato alla ribalta la provincia di Pavia. Tuttavia si è rilevata una grande deficienza nel sistema Paese, e anche la Lombardia non ha brillato: ordinanza dalla sera alla mattina, decisioni smentite, autocertificazioni che sono diventate una barzelletta. Siamo stati colpiti per primi, eravamo impreparati. Altri hanno preso spunto dai nostri errori per gestire meglio l’emergenza, ma non è il momento di fare polemiche, che verranno affrontate più avanti con spirito costruttivo. Il governo ha promesso grandi somme da prestare alle aziende, ma ci vogliono sgravi fiscali, altrimenti le imprese chiuderanno e avremo la perdita di tanti posti di lavoro, con conseguenze gravi di tenuta sociale. Ci vogliono meno imposte, l’abolizione dell’Irap, insomma si potrebbe fare molto di più».

    Poi la burocrazia: «Abbiamo sostenuto spese obbligatorie, seppure giustissime, e il governo ha detto che avrebbe aiutato a recuperarle, ma l’ha fatto con una serie infinita di moduli. Occorrono cose snelle, veloci, come il nuovo ponte di Genova. Meno fisco, meno burocrazia. Aiutando le imprese si provoca un effetto volano che va a beneficio di tutti. Bisogna dire no a una logica di rassegnazione a un modello di assistenzialismo diffuso, che funziona solo per un breve periodo. La crisi economica può essere l’occasione giusta per ripensare all’organizzazione interna, a un modello di business, a cambiamenti, per un rilancio che può portare a un grande successo. Avevamo un know-how legato alle macchine per calzaturifici. Perché non utilizzarlo per supportare l’emergenza? Così abbiamo cerato un totem per la misurazione della temperatura corporea. Dalla crisi, insomma, può nascere l’opportunità». L’emergenza ha portato anche alla scoperta dello smart-working: «Abbiamo avuto l’occasione per inquinare di meno, evitare i pericoli della strada, risparmiare tempo. È emerso che abbiamo un settore sanitario che è un’eccellenza, un agri-food di qualità, un’università che va valorizzata, e un digitale trasversale a tutte le attività: se tutte le aziende lo cavalcano, può essere un beneficio con pochi mezzi e costi contenuti. L’emergenza ha messo tutti in ginocchio, ma siamo come su una moto in curva: se rallentiamo cadiamo: bisogna accelerare per uscire dalla curva e imboccare il rettilineo. È una crisi importante, forse peggiore del 2009, ma non deve spaventarci, bensì dev’essere uno stimolo per andare avanti e valorizzare ciò che di buono c’è in provincia».

    Davide Zardo

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