Demografia / Con i fiocchi azzurri e rosa cresce il Pil

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Demografia fa rima con economia. Non solo a livello letterale, ma anche nei numeri perché la diminuzione della popolazione è direttamente proporzionale alla diminuzione della ricchezza. Secondo “Il contributo della demografia alla crescita economica: duecento anni di storia italiana”, studio pubblicato dalla Banca d’Italia,

se l’Italia non riuscirà a contrastare il declino demografico entro il 2065 si avrà una contrazione del Pil nazionale del 24.4% e del Pil pro capite del 16.2%, che senza flussi migratori arriverebbero a -50.1% e -33.3%.

Per compensare una simile contrazione servirebbe un aumento annuo della produttività dello 0.3% o in alternativa, seguendo il report, occorrerebbe aumentare la partecipazione femminile al lavoro, aumentare la durata della vita lavorativa e migliorare la qualità del capitale umano, cioè investire in istruzione e formazione permanente. Non gli ambiti verso cui l’Italia ha dimostrato di avere la maggiore attenzione, eppure capaci di ridurre lo scarto del Pil pro capite da -16.2% a -2.9%.

Del resto da qui al 2065 secondo l’Istat in Italia i residenti passeranno da circa 60.5 milioni a 54.1, mentre secondo l’Eurostat addirittura a 51, -14.9% abitanti in meno di cinquant’anni. Nello stesso periodo la Francia salirà a 72 milioni, preparandosi a superare la Germania entro il 2080, così come il Regno Unito (81.3 milioni nel 2065, +22.6% da oggi). L’Italia subirebbe il sorpasso della Spagna, che arriverebbe a 49 milioni. In questo contesto, scriveva su Limes lo scorso aprile Paolo Peluffo, consigliere della Corte dei Conti e segretario generale del Cnel, «non solo il G7, ma anche il G20 potrebbe diventare un miraggio». Uno scenario che era stato tratteggiato prima che il Sars-CoV-2 sconvolgesse il pianeta cambiando del tutto le carte in tavola, motivo per cui è decisivo adottare nel breve termine strategie che consentano di modificarlo.

In Italia – sottolineava sempre Peluffo – si tende a sorridere quando si propongono previsioni al 2065. Ma il 2065 è oggi. Lo si costruisce adesso. Tra cinque-dieci anni sarà tardi

Gds

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