Elezioni Vigevano 2020 referendum: vince il sì

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A Vigevano vince il sì. Con il 68,5% delle preferenze, i cittadini ducali hanno scelto di privilegiare il risparmio – da quantificare quello effettivo – a discapito della rappresentanza, rinunciando alla prospettiva di avere parlamentari del territorio, già oggi quasi del tutto assenti in un Parlamento più ampio di quello che nasce con la vittoria dei sostenitori del taglio.

Il risultato è stato simile rispetto a quanto accaduto in Lomellina: a Mortara il “sì” si impone con il 65,14%, a Gambolò con il 72,12%, a Garlasco con il 73,17%, a Gropello con il 70,38%, a Cassolnovo con il 73,24%, a Lomello con il 72,87%. A livello provinciale, nel capoluogo il “sì” arriva al 60,73%, a Broni al 70,35%, nel complesso la Provincia di Pavia ha scelto il “sì” con il 68,85% dei voti e il “no” con il 31,15% (con 501 sezioni scrutinate su 603) in linea con quanto accaduto in Lombardia (68,16% “sì” e 31,84% “no” con 8.565 sezioni scrutinate).

CONSEGUENZE Il primo risultato della consultazione è politico e segna la vittoria del Movimento 5 Stelle, principale sostenitore della battaglia per la riduzione di deputati e senatori. Difficile sapere se la “libbra di carne” strappata al ventre molle dei salotti romani si tradurrà in un vantaggio anche per il governo, perché bisognerà attendere per conoscere il risultato delle regionali; in caso di vittoria del centrodestra la situazione diventerebbe complicata per il Partito democratico, che sul referendum ha tenuto una posizione ambigua – al di là del pronunciamento di facciata – e che si gioca la conferma dei governatori in regioni chiave quali Toscana, Campania, Puglia. Se il governo potrebbe anche essere messo in difficoltà dalla combinazione tra referendum e amministrative, la legislatura esce rafforzata dal voto: fino a quando non sarà approvata una nuova legge elettorale non sarà possibile pensare a nuove elezioni, oltre al fatto che è difficile immaginare che i parlamentari, molti dei quali non potranno ritornare in Aula dopo il voto visti i minori posti disponibili, accelerino la scadenza naturale.

Con 240 deputati e 115 senatori che mancheranno all’appello al prossimo giro, l’orizzonte più probabile è che questo Parlamento resti in carica fino al 2023 e provi a eleggere il nuovo Presidente della Repubblica.

Gds, Af

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