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martedì, Settembre 29, 2020
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    “Luoghi della memoria”: Vigevano si riscopre

    Riscoprire gli angoli di città attraversati dalla Storia e dalle storie del Novecento per reimpossessarsi del percorso dell’Italia nel “Secolo breve” e in particolare della Resistenza al nazi-fascismo, culmine del percorso risorgimentale, da cui scaturì la Costituzione repubblicana. La “Guida ai luoghi della memoria di Vigevano”, realizzata dall’associazione Ri-Costituente nell’ambito dei “Percorsi di libertà” e pubblicata da La Barriera, si prefigge questo obiettivo, ricordando ai vigevanesi di oggi i sacrifici, le imprese e le intuizioni di chi li ha preceduti e, nei luoghi in cui ora magari risuonano risate e allegria, hanno perso la vita.

    Il Castello, il ponte sul Ticino, piazza Martiri della Liberazione, la stazione ferroviaria, così come strade i cui nomi continuano a raccontare un passato sanguinoso e importante, ma che i passanti distratti non sanno più ascoltare. «Questa guida – spiega il curatore Ferruccio Quaroni – è il risultato di un recupero di fatti, luoghi e personaggi della nostra città, un lavoro collettivo frutto di continui incontri. Questa città è ricca di vicende memorabili, simbolo di una comunità che ha saputo esprimere intraprendenza, con la ricchezza di ieri a fare da contraltare alla pochezza di oggi».

    Ecco allora che le pagine e le mappe riportano all’attenzione 40 nomi di uomini e donne, alcuni anche precedenti al periodo della seconda guerra mondiale, della guerra civile italiana e del ventennio, come Ulisse Marazzani, uno dei primi sindaci socialisti italiani – in carica dal 1902 al 1904, precedendo di oltre 10 anni Emilio Caldara a Milano – nonché medico, a cui si devono le scuole Regina Margherita e Vidari, nonché l’Ospedale civile. Tra i protagonisti del testo e delle vicende ducali

    persone di ogni estrazione sociale e politica, dal beato Teresio Olivelli alla maestra Anna Botto, dal comandante dei Vigili del fuoco Giovanni Leoni a Emilio Galli, pittore e presidente del Cln di Vigevano

    per proseguire con i partigiani catturati e fucilati nel territorio vigevanese e le vittime civili, ad esempio i caduti nell’attacco al treno blindato tedesco del 27 aprile 1945 (7) oppure quelli dell’incursione aerea alleata su un treno che transitava presso il ponte sul Ticino (27). Tutti ricordati da targhe e dalla toponomastica cittadina, così come altri spazi costituiscono un richiamo alla legge fondamentale dello stato italiano.

    «Mi ha colpito molto questo volume – racconta Nando Dalla Chiesa, docente dell’Università di Milano e figlio del generale Carlo Alberto – perché non credo di averne visti molti simili. È fatto bene, con amore, c’è una cura alta e che si coglie in tutta la struttura, anche nell’andare a cercare la presenza della storia di Vigevano nella storia della Costituzione, qualcosa che ogni città dovrebbe fare. Chiedersi dove questi articoli sono condensati fisicamente è importante». Per scoprirlo è sufficiente sfogliare la pubblicazione, corredata di cartine che rivelano in maniera plastica come Vigevano sia impastata tanto di edifici, tetti e monumenti quanto del sangue di chi ci ha vissuto e vi si è sacrificato. Lasciando ai posteri il compito della memoria: «Le persone – chiosa nel suo intervento Dalla Chiesa – hanno il terrore di perdere la memoria da anziane, perché la società non ha questa stessa paura? Eppure è fatta di persone».

    Gds

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