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mercoledì, Luglio 15, 2020
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    Mense scolastiche, da settembre i pasti serviti in classe

    Pasti in classe per mantenere le distanze: è questa una delle soluzioni che si prospettano per le mense cittadine dopo l’incontro svoltosi tra il Comune e le autorità scolastiche. Nei giorni scorsi infatti l’amministrazione comunale, in particolare nella figura dell’Assessore ai Servizi Educativi Brunella Avalle, ha provveduto ad incontrare i Dirigenti delle scuole e la rappresentante della ditta che ha come appalto la distribuzione dei pasti al fine di intavolare un discorso inerente le problematiche nate a seguito dell’emergenza sanitaria. Quali che siano le norme che saranno stabilite dal Ministero, è molto probabile che da settembre sarà necessario garantire una maggiore distanza fra gli studenti: dall’incontro sono infatti scaturite una serie di ipotesi in merito alla gestione degli accessi alle strutture, al distanziamento tra gli alunni nelle varie classi, all’organizzazione dello spazio-mensa e alla sanificazione della totalità dei banchi di scuola, prima e dopo la consumazione del pasto da parte degli scolari.

    In particolar modo in quest’ultimo caso, tutte le parti sembrano concordare in merito alla somministrazione in classe del pasto: una soluzione che, ad esempio, eviterebbe agli studenti di entrare a contatto con più superfici diverse, riducendo anche il numero di interventi di sanificazione da effettuare durante la giornata. La situazione, comunque, è ancora in divenire, qui a Vigevano come in tutta Italia: «Poichè ad oggi dal Governo Centrale non sono ancora pervenute delle linee guida sulla ristorazione scolastica, le decisioni finali saranno subordinate ad una normativa – spiegano infatti dagli uffici comunali – in modo tale da essere successivamente pronti ad affrontare nel migliore dei modi l’inizio del nuovo anno scolastico».

    Di mense, ma in chiave rette, si era tornati a parlare in occasione del consiglio comunale del 26 maggio, quando sempre l’assessore Avalle aveva risposto a un’interrogazione posta dai gruppi Grande Vigevano e Sinderesi riguardo l’attuazione di rette più basse per le persone meno abbienti approvata a novembre dal consiglio. Un provvedimento che l’assessore aveva giudicato non attuabile: «Gli uffici hanno fatto diverse simulazioni: abbiamo conteggiato le famiglie con un reddito al di sotto degli 8mila euro che dovrebbero pagare 2 euro per pasto. Sono 615: contando circa 20 giorni per 9 mesi, porterebbero a una perdita di 186mila euro. Per avere una copertura di questa mancata entrata bisognerebbe riplasmare il tutto, aumentando le altre».

    Af

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