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venerdì, Marzo 5, 2021
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    Scuole medie, altalena tra “presenza” e “assenza”

    Scuole medie: c’è chi rientra in classe. E chi continua a seguire le lezioni con la DaD. Ma questa altalena farà bene alla scuola? I pareri sono diversi: lo confermano i commenti dei dirigenti scolastici della città. Giovanna Montagna, dirigente scolastico dell’Istituto comprensivo statale di viale Libertà, risponde dopo essersi consultata con la sua vicaria, Alessandra Ferrari Bardile: «Noi abbiamo le classi seconde e le terze in DaD. Gli alunni con bisogni educativi speciali sono invitati a seguire le lezioni in presenza, in modo da favorire le loro capacità attentive e l’inclusione. I docenti ormai fanno tesoro dell’esperienza dello scorso anno e utilizzano ogni tipo di app e di dispositivo al fine di comunicare con i ragazzi: dal pc sulla cattedra per inquadrare la lavagna tradizionale, alla LIM presente in ogni classe. Prevedendo questa situazione, la settimana scorsa è stata persino potenziata la copertura wifi delle classi. La fine del quadrimestre è imminente, perciò la maggior parte degli insegnanti si è affrettata a somministrare le verifiche prima dell’uscita del dpcm».
    Pietro Chierichetti dirigente scolastico dell’Istituto comprensivo di via Anna Botto spiega: «Si ripete la situazione prevista dal DPCM del 3 novembre e posso dire che come scuola eravamo e siamo preparati a erogare la didattica a distanza: il sistema ormai è definito e non abbiamo fatto altro che replicare quanto svolto nel mese di novembre. Nonostante questo è ormai chiaro che la DAD presenta delle criticità sia dal punto di vista strettamente didattico sia dal punto di vista pedagogico. Personalmente condivido la preoccupazione di molti psicologi e pedagogisti sugli effetti che le misure di isolamento producono sui ragazzi: ai nostri alunni chiediamo molto in termini di utilizzo di dispositivi di protezione e di regole anticovid, privarli del contesto di socializzazione e dell’unico momento di condivisione coi coetanei mi sembra decisamente troppo. E questo lo dico perché nei mesi scorsi abbiamo visto sul campo la situazione: la scuola è un luogo sicuro, lo è perché c’è un protocollo anticontagio, perché c’è un’opportunità di tracciamento e identificazione dei casi tempestiva ed efficace, perché si fa educazione intesa anche come educazione alla salute e a comportamenti virtuosi da diversi punti di vista. Nei mesi scorsi e tuttora abbiamo avuto e abbiamo segnalazioni di soggetti positivi, ma questo non ha determinato catene di contagi e l’intervento tempestivo rispetto alle misure di isolamento e all’iter diagnostico ha consentito di isolare queste situazioni. Lo conferma proprio quanto accaduto in occasione delle festività natalizie: i contagi non avvengono a scuola ma soprattutto fuori da scuola. Occorre pensare a questo quando si prendono decisioni sulla scuola considerando che questa forma di didattica a intermittenza non determina condizioni ottimali per l’apprendimento, ma soprattutto per il percorso di crescita».Per la seconda volta nel corso di questo anno scolastico ci troviamo nella condizione di mettere alla prova la nostra capacità di mantenere la continuità didattica a due distinte velocità: le classi prime proseguono le lezioni in presenza e le seconde e terze della Scuola Secondaria di primo grado svolgono le lezioni a distanza.
    A dire cosa ne pensa è anche Massimo Camola dirigente scolastico dell’Istituto Comprensivo in via Valletta Fogliano: «Mi sembra che, pur non esattamente entusiasti della prospettiva, non ci siamo trovati ad essere impreparati. Allo stesso modo le famiglie hanno risposto in maniera adeguata al cambio di modalità e non abbiamo riscontrato particolari criticità nell’avviare la didattica digitale integrata per i nostri studenti più grandi». E continua «in qualche caso è stato necessario organizzare in maniera leggermente differente l’accesso e la frequenza degli alunni diversamente abili e con bisogni educativi speciali, ma direi che la partenza in questi primi giorni è più che soddisfacente, nonostante solo nel pomeriggio di sabato sia stato possibile, una volta pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale l’ordinanza del Ministero sulla classificazione di rischio delle Regioni, dare una comunicazione formale sia attraverso il sito scolastico che utilizzando il registro elettronico. Evidentemente il rodaggio di novembre scorso è servito a rendere più efficiente la partenza. Rimane aperta, la questione di valutare l’efficacia di questi cambi di passo in termini di mantenimento del rapporto emotivo, base di un apprendimento significativo, tra gli studenti e i docenti. Lo sforzo innegabile per rendere lo strumento tecnologico un ponte e non una barriera comincia a dare i suoi frutti, ma la qualità e profondità del contatto umano non può essere surrogata senza portare inevitabili conseguenze, soprattutto per le nostre ragazze ed i nostri ragazzi che, avviati verso il processo di crescita caratteristico dell’adolescenza, sono portati a fare dell’ambiente scolastico un luogo di rassicurazione, di crescita e di sviluppo del dialogo interpersonale. Non siamo ancora in condizione di valutare l’effetto che questa deprivazione affettiva potrà avere a lungo termine ma, inevitabilmente, non potrà più essere come prima. Noi adulti ci sforziamo di pensare ad un “dopo” nel quale ripristinare la quantità e, soprattutto, la qualità dei rapporti interpersonali: i nostri ragazzi, in qualche modo, rischiano di essere privati della conoscenza e della costruzione di una parte di questi stessi rapporti. Uno degli obiettivi che dovremo porci sarà la ri-costruzione di questa socialità oggi purtroppo “depotenziata”».

    R.A.

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