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    HomeVigevanoSenzatetto, «Ascoltarli, senza farli sentire un problema»

    Senzatetto, «Ascoltarli, senza farli sentire un problema»

    Un malore in un bar del centro storico se l’è portato via a 47 anni: lo scorso lunedì si è spento Alessandro Colombo, clochard da qualche tempo presenza fissa della piazza Ducale dove passava le sue giornate dopo che le circostanze della vita gli avevano fatto scegliere la via della strada. Era uno dei “tanti”, degli invisibili; lui, forse, un po’ meno invisibile lo era, dopo essere divenuto suo malgrado protagonista di alcuni video pubblicati su pagine social dedicate al mondo del “trash” e del degrado. Una considerazione, se si vuole, un po’ amara: come se per dare un volto e un’identità a chi vive una vita borderline fosse necessario trasformarlo in una maschera ridicola, in un “personaggio” e non in una persona.

    Ad ogni modo, Colombo era entrato a far parte di quella “tribù” che bazzica il centro storico: talvolta “tormentato” o incalzato dai ragazzini, talvolta accompagnato da altre persone ai margini, perdipiù nell’indifferenza della maggioranza dei cittadini. La sua morte ha però smosso qualcosa: la panchina di via Roma che era divenuta il suo giaciglio in sua memoria è stata coperta di graffiti e oggetti dai giovani del centro; gli ultras del basket lo hanno ricordato sui social, e gli stessi giocatori gialloblù hanno letto una poesia in suo onore.

    Tanto da far sorgere una domanda: questa tragedia era evitabile? Come è possibile impegnarsi ad aiutare i senzatetto, prestando attenzione alle loro necessità? Don Moreno Locatelli, direttore della Caritas di Vigevano, ha ben chiara la strada da seguire se si vuole rappresentare un supporto per persone che, per vari motivi, si sono ritrovati a dover vivere senza una propria dimora. «Ci sono tante soluzioni che possono essere adottate – evidenzia Don Moreno – ma l’aspetto che ritengo prioritario consiste nel considerare tutte le persone in quanto tali. Esordire imponendo delle regole o dei limiti può rivelarsi controproducente. Esistono diverse persone che, come Alessandro Colombo, sono contraddistinte da un forte spirito libero. Il porle davanti ad una sorta di aut aut, non è certo il modo migliore per aiutarle. Non bisogna farle sentire sole, ma nemmeno considerarle come un problema della società. L’attenzione deve continuare a rimanere alta. L’ascolto, il dialogo ed il confronto rappresentano i mezzi migliori in nostro possesso, che ci possono consentire di analizzare da vicino tutte queste situazioni».

    Una riflessione che parte dalla storia e dal vissuto di Alessandro Colombo. «Era una persona che – prosegue il direttore della Caritas di Vigevano – a un certo punto della propria vita, ha intrapreso la scelta di vivere in una condizione di disagio. Ha attirato su di sé l’attenzione di tutti, era un personaggio che, per le sue particolarità, è riuscito a fari notare e in un certo senso, apprezzare dai giovani e dalla collettività. Credo che le istituzioni debbano intervenire qualora si presentino delle situazioni di reale pericolo».

    Af, Ev

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