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    Tribunale, decentramento la strada per riaprirlo

    Vigevano e la Lomellina rivogliono il Tribunale nella città ducale. E l’hanno dimostrato per l’ennesima volta, a otto anni dalla chiusura, con un convegno che, moderato dal direttore dell’Informatore Vigevanese, Mario Pacali, si è tenuto al PalaMussini venerdì 30 luglio, a cura dell’Associazione giovani avvocati e dell’Associazione avvocatura vigevanese, Sul tavolo la possibilità di abrogare il comma 4 bis del decreto legislativo 155/2012, ottenendo il ripristino della funzione giudiziaria dei Tribunali circondariali e delle Procure soppressi nelle originarie sedi. In tutto una trentina di strutture, che si sono unite in un comitato nazionale.

    A formulare al Governo la richiesta dovranno essere i governatori regionali: già quelli di Abruzzo, Marche e Sicilia si sono mossi in questo senso, mentre il sindaco di Vigevano, Andrea Ceffa, ha da poco avvisato il presidente di Regione Lombardia, Attilio Fontana. «E’ importante avere più servizi – ha detto Ceffa – per Vigevano, Lomellina, Magenta e Abbiategrasso, che costituiscono un territorio omogeneo, unito in questi anni da esigenze comuni. Non è una battaglia di Vigevano o degli avvocati, ma di tutto il tessuto sociale».

    Giuseppe Antonio Madeo, ultimo presidente dell’Ordine degli avvocati di Vigevano, che da anni si batte per la riapertura del Palazzo di giustizia ducale, ha riassunto la storia della soppressione e dei numerosi tentativi di mobilitazione per la riapertura, senza risparmiare una considerazione “forte”: «Non è una battaglia contro Pavia, a cui nel 2013 è stato accorpato il nostro tribunale. Abbiamo costituito un comitato nazionale per riaprire tutte 30 le sedi, e mi spiace che in Lombardia Voghera e Crema non abbiano aderito. Purtroppo l’Associazione nazionale magistrati gioca contro, per avere un maggior accentramento di poteri e distribuire i capi delle Procure e degli uffici con maggiore agilità».

    Poi quattro consigli ai politici per far passare il nuovo progetto di legge in Parlamento: «Insistete sul decentramento, previsto dall’articolo 5 della Costituzione. Il trattato della Comunità europea prevede il principio di prossimità, caposaldo per lo stato di diritto d’appartenenza all’Europa. I grandi tribunali si dimostrano poco efficienti, e nel 2017 la Banca d’Italia ha definito la riforma del 2012 un fallimento, senza aumento né di efficienza né di risparmio. Tra i 30 obiettivi dell’Agenda Onu 2030 ci sono la decentrabilità e la sostenibilità, per garantire a tutti l’accesso alla giustizia».

    Dal consigliere regionale Ruggero Invernizzi l’assicurazione che Forza Italia si sta muovendo a Roma: «Abbiamo dalla nostra parte gli onorevoli Giacomo Caliendo e Francesco Paolo Sisto, che sono concordi sul fatto che sia un errore portare via servizi al territorio e centralizzare». Sempre dalla Regione, il leghista Roberto Mura: «La politica non basterà. Ci saranno avvocati che spingeranno perché si torni indietro. Io posso garantire che in Regione faremo il nostro lavoro affinché la palla non finisca in tribuna, ma nella rete». Il Pirellone era rappresentato anche da Franco Lucente, capogruppo di Fratelli d’Italia: «Ci sarà un incontro tra i capigruppo in Regione, dato che le spese per la manutenzione del Tribunale dovranno essere divise tra Regione e Comune, ma non sono elevate. Una soluzione si troverà».

    La parola, quindi, ai rappresentanti del territorio in Parlamento: «L’onorevole Caliendo – così l’ex sindaco di Pavia, Alessandro Cattaneo di Forza Italia – ha detto che si potrebbe aprire una finestra in settembre per un discorso sull’efficienza della macchina giustizia». Poi l’europarlamentare della Lega, Angelo Ciocca: «Il territorio sta subendo un’ingiustizia, è stato disatteso il trattato Europa-Lisbona, e con la chiusura dei tribunali un solo soggetto ci ha guadagnato: la criminalità organizzata». Dal deputato Marco Maggioni una promessa concreta: «E’ una battaglia aspra, ma la prossima settimana posso sondare il terreno presentando un ordine del giorno per invitare il Governo a rivedere la geografia giudiziaria. Se non verrà accolto, avremo chiare le condizioni in cui ci troveremo a operare».

    Davide Zardo

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