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lunedì, Giugno 14, 2021
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    Vigevano, alla Don Comelli un’aula per il preside Branca

    L‘aula professori della scuola secondaria “Don Tarcisio Comelli” è stata intitolata al professor Giuseppe Branca, scomparso ai primi di marzo. Branca era stato preside del liceo Cairoli a Vigevano dal 1989 al 2013, e consigliere della cooperativa Sant’Ambrogio, che gestisce l’istituto “Don Comelli”, per 22 anni.

    A ricordarlo, nella cerimonia di lunedì 24 maggio, durante la quale alcuni studenti della primaria e della secondaria insieme alla vedova Anna Branca hanno scoperto la targa e un magnifico collage fotografico incorniciato, il presidente della cooperativa Marco Zanetti, che ha letto un breve intervento tenuto dal docente nel 2006: «Le opere della Sant’Ambrogio sono tante, un esempio del sistema educativo lombardo e di iniziative della società civile, un modello di sussidiarietà. È impegnativo far crescere i ragazzi». «Beppe – ha aggiunto Zanetti – ha sempre dato un valido appoggio con esperienza e umiltà, ed è sempre stato vicino anche ad argomenti non prettamente scolastici». Così lo ha ricordato la coordinatrice Isabella Morone:

    Raffinato, elegante, signorile, rispettava le opinioni degli altri. Era un uomo di cultura e amava il senso vero della scuola. La sala professori è il simbolo di questo equilibrio educativo, e per questo l’abbiamo intitolata a lui.

    Tra le iniziative organizzate dall’istituto nei prossimi mesi per ricordare Giuseppe Branca, anche una borsa di studio per l’anno scolastico 2021-2022 dal titolo “Una scuola per diventare grandi: la scuola come luogo di crescita non solo didattica”, a cui tutti gli alunni potranno partecipare con scritti, disegni, foto, collage per esprimere la propria creatività. Commossa la moglie Anna, anche lei docente e preside: «Beppe veniva da una famiglia di lavoratori, che avrebbero voluto vederlo iscritto a una facoltà universitaria ambiziosa come quella di Medicina, e sicuramente si sarebbe distinto anche in quel campo, perché aveva una conoscenza a 360°, soprattutto in ingegneristica. Lui invece, pura sapendo di dispiacere i genitori, scelse Lettere: l’insegnamento era la sua vocazione, e lui l’ha onorato. Per più di 50 anni abbiamo condiviso ideali, lavoro, tutto. Ha lasciato un vuoto incolmabile, era un uomo di scuola fin da ragazzo».

    Davide Zardo

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