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mercoledì, Agosto 5, 2020
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    Vigevano, cittadinanza onoraria per John e Ringo

    Una vita spesa per la loro città d’adozione, sempre (o quasi) fianco a fianco, da veri fratelli: di sangue e nella fede. Nella serata di martedì 21 luglio, poco prima del consiglio comunale e in contemporanea (con loro grande rammarico, essendone tifosissimi) con la partita dell’Atalanta, padre Ringo e padre John, al secolo Emilio e Giovanni Perego, hanno ricevuto dalle mani del sindaco Andrea Sala la cittadinanza onoraria della città di Vigevano. Un riconoscimento doveroso, nel loro 50esimo anniversario di sacerdozio: mezzo secolo di vita cristiana, cominciata a Osio Sopra, in provincia di Bergamo e proseguita in terra ducale, dove hanno saputo radunare attorno a loro generazioni di giovani all’ombra del convento dei frati cappuccini di corso Genova. Inizialmente con qualche scetticismo, soprattutto da parte di qualche “collega” più anziano e tradizionalista: mai si erano visti due frati infilarsi calzoncini e scarpini per una partita di pallone, o darsi da fare con pennello e vernice per raggranellare risorse facendo gli imbianchini.

    Il Gi-Fra (sigla di Gioventù Francescana, che a Vigevano e solo qui ha però l’articolo al maschile) da loro fondato però ora in città è un’istituzione e un punto di riferimento per tantissime persone, sia da un punto di vista religioso sia da uno più “laico”: «Calcio, pallavolo, teatro, corale, la festa di Sant’Antonio, le missioni, i centri estivi» ha elencato Sala durante la consegna del riconoscimento, cercando di ripercorrere tutte le attività svolte in questi anni dai due frati e dall’associazione da loro guidata, alle quali vanno aggiunte anche la formazione cristiana, con il catechismo per i più piccoli e gli appuntamenti serali per gli adulti, e ovviamente il sostegno a poveri e bisognosi, come da tradizione francescana:

    «Hanno sempre dato un aiuto ai poveri – ha concluso il sindaco – e una parola giusta per i non poveri».

    ringo e john
    Padre Ringo e padre John

    Accompagnati dai fratelli (in spirito, va specificato) del convento, Ringo e John hanno esordito con il consueto stile, chiedendo ai giornalisti presenti il risultato di Atalanta-Bologna, salutando tutti sia con il tradizionale «Pace e bene» sia con il “nuovo” colpo di gomito imposto dal Covid e infine accogliendo scetticamente (ovviamente con un’ironia tipicamente bergamasca) il riconoscimento del Comune: «Sappiamo di aver lavorato tanto e sappiamo che la gente ci vuole bene – ha commentato Ringo con una punta di divertimento – ma queste premiazioni sono fuori luogo, noi abbiamo fatto solo il nostro dovere. Comunque grazie per il riconoscimento… che, in effetti, è giusto». Anche John, classe 1942 e più vecchio di un anno del fratello Ringo, ha ribadito come quello fatto in questi decenni in terra ducale sia stato semplicemente il loro dovere:

    «Non so quanto sia giusto premiare noi, andrebbero premiati anche i coniugi che restano fedeli».

    La consapevolezza di aver creato qualcosa di importante però c’è: «Abbiamo lavorato per 50 anni per la città di Vigevano, e al Gi-Fra vengono i figli dei figli di quelli che c’erano all’inizio. In questo periodo di difficoltà, poi, vorrei sottolineare quanto fatto dalla mensa dei poveri, è l’unica realtà che ha continuato a fornire pasti durante tutta l’epidemia». Di aneddoti da raccontare, Ringo e John, ne avrebbero a bizzeffe: ma alla fine della cerimonia non c’è spazio per troppe chiacchiere. C’è una partita dell’Atalanta da guardare (che, per la cronaca, è terminata 1-0 a favore della Dea) ma soprattutto c’è una famiglia allargata dalla quale tornare. Quella del Gi-Fra, quella di Vigevano: quella che, nonostante la pergamena di cittadinanza sia datata 2020, è casa loro da ben 50 anni.

    Alessio Facciolo

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