Una pianta d’ulivo e una lapide in ricordo di Giovanni Palatucci, il poliziotto che salvò migliaia di ebrei da morte certa: sono state posizionate nella mattinata di mercoledì al Parco Parri le due installazioni per commemorare la figura del “Giusto fra le nazioni”.
LA STORIA DI PALATUCCI Come ricordato dal primo cittadino Andrea Ceffa, Vigevano è la prima città nella quale è stato piantato un ulivo all’interno di un parco pubblico in onore di Giovanni Palatucci. Una mattinata durante la quale si è voluto ricordare un funzionario di polizia che, durante il corso della propria attività, ha contribuito a salvare circa 5000 ebrei dalla deportazione nei campi di sterminio nazisti. Poco incline alle regole, nel 1938 venne “esiliato” alla Questura di Fiume. Qui divenne Commissario e poi Questore reggente, con la responsabilità dell’Ufficio stranieri. Grazie a questo ruolo, con le leggi razziali in vigore, svolse con gran rischio personale un’intelligente attività a favore di ebrei italiani e stranieri. Distruggendo archivi e procurando documenti falsi, nel giro di 6 anni, salvò dalla deportazione (anche con la collaborazione di uno zio, vescovo della Diocesi di Campagna) migliaia di persone. Palatucci continuò la sua attività anche durante l’occupazione nazista di Fiume. Ad un certo momento il Cln fiumano, fu informato che i nazifascisti avevano cominciato a sospettare della sua attività. A Palatucci fu consigliato di mettersi in salvo, ma lui rifiutò: una sua fuga, disse, avrebbe messo in difficoltà i sottoposti che lo avevano aiutato. Arrestato nella sua casa, il 13 settembre del 1944 dalla polizia di sicurezza germanica, il Questore di Fiume fu condannato a morte per “cospirazione e intelligenza con il nemico”. La pena fu poi commutata nella deportazione e, quaranta giorni dopo l’arresto, Giovanni Palatucci entrò nel campo di Dachau con il numero di matricola 117826. Palatucci morì di tifo all’interno del lager, il 10 febbraio del 1945. Nel 2004, la Chiesa ha provveduto a beatificarlo e proclamarlo Servo di Dio.

LA COMMEMORAZIONE Alla manifestazione, hanno preso parte la massime autorità politiche ed ecclesiastiche locali, tra cui il vescovo della diocesi di Vigevano, Maurizio Gervasoni, che ha benedetto l’ulivo al termine della cerimonia, il primo cittadino di Vigevano Andrea Ceffa, l’assessore con delega alla cultura Andrea Sala, il neo Presidente della Provincia di Pavia Giovanni Palli e il vice prefetto Lucrezia Loizzo. Numerosi gli interventi, oltre a quelli effettuati dalle autorità citate. Hanno infatti voluto rendere omaggio a Giovanni Palatucci anche Marco Mazzini, commissario della Polizia di Stato, Rossana Bozzi, dirigente del commissariato di Vigevano, Fabio D’Amore, dirigente dell’ufficio Pasi della Questura di Pavia, l’avvocato Giuseppe Madeo, che ha rappresentato i Rotary club Vigevano Mortara, il Cairoli e il club Lomellina, don Augusto Piccoli, referente dell’associazione Palatucci per il Piemonete e cappellano della Questura di Alessandria e don Roberto Romani, cappellano della Questura di Pavia.
PRESENZA DELLE SCUOLE Ad assistere alla commemorazione anche due scolaresche, una della primaria Vidari e l’altra della secondaria Besozzi. «Vogliamo e dobbiamo continuare ad onorare e ricordare chi nel corso della propria vita, ha portato avanti il messaggio di Dio – ha spiegato Sua Eccellenza Maurizio Gervasoni – arrivando anche al punto di sacrificare la propria vita. Proprio quello che ha fatto Giovanni Palatucci. In un periodo contraddistinto da grande drammaticità, è riuscito a lanciare un messaggio di forte speranza. Il senso della benedizione è proprio quello di ricordare quello che è stato, un grande uomo». «E’ importante vedere le nuove generazioni partecipare ad iniziative come questa – sono state le parole del Presidente della Provincia di Pavia, Giovanni Palli – perchè è importante che siano loro a conservare quella memoria storica necessaria per trarre insegnamenti dal passato. Sono coloro che porteranno avanti il ricordo di uomini coraggiosi, di martiri di Stato come Giovanni Palatucci. Non bisogna mai dimenticare quello che è accaduto durante un periodo così difficile come quello dell’occupazione nazifascista».
Edoardo Varese

