La parrocchia di Garlasco e la comunità intera domenica hanno festeggiato i 180 anni dalla nascita dell’Asilo parrocchiale, scuola materna “Umberto I – Fondazione don Giuseppe Cristiani”. Si tratta di una struttura, situata in via Asilo, che oggi conta sulla presenza di 108 bambini e rappresenta un notevole supporto alle altre realtà comunali presenti in città. Il tutto ha preso forma dal mattino con la messa celebrata dal parroco don Mauro Bertoglio alle 10,30 nel campo dell’oratorio parrocchiale.
LA PRESENTAZIONE Di seguito il pranzo nei locali dell’asilo e nel pomeriggio alle 15,30 la presentazione del libro “Centottant’anni di educazione a Garlasco: la scuola materna Umberto I”. Un volumetto molto interessante edito dalla scuola stessa. «L’idea di scrivere una breve storia del nostro asilo – scrive nella prefazione del libro l’insegnante Rosella Castellani – è stata determinata dal ritrovamento nell’Archivio parrocchiale di alcuni documenti importanti che ne attestano la nascita e soprattutto la scommessa educativa dei fondatori: l’allora parroco don Antonio Nicola e il farmacista Domenico Arnerio. Loro hanno letto un bisogno impellente della nostra comunità garlaschese di puntare sulla formazione dei più piccoli e dei maggiormente svantaggiati, provenienti da famiglie povere e/o numerose, per sconfiggere il disagio sociale allora molto diffuso e garantire lo sviluppo di futuri cittadini responsabili al servizio della collettività. La ricorrenza inoltre dell’anniversario di 180 anni di fondazione della scuola materna Umberto I ha stimolato a ripercorrere i momenti più significativi della sua presenza sul territorio sia a livello pedagogico che giuridico sino ad arrivare ai giorni nostri».

UNO SGUARDO AL PASSATO Un lungo cammino sempre al passo con i tempi e con una nuova sensibilità culturale maturate e che trova conferma anche nelle testimonianze raccolte di chi dal secondo dopo guerra sino ad oggi ha frequentato la scuola materna “Umberto I”. «Sono ricordi ancora vivi – conclude Rosella Castellani – che accompagnano quelle testimonianze cariche di tanto affetto e di tanta nostalgia».
Mauro Depaoli

