Il capitano Pippo Rossi che bacia il parquet della palestra, e gli ultras festanti che, per l’ultima volta, invadono il campo per festeggiare l’accesso di Vigevano alla finale per la promozione in serie A. Domenica scorsa la Pallacanestro Vigevano si è concessa un “ultimo ballo” nello storico fortino del PalaBasletta, che in estate verrà demolito per far spazio a una struttura più moderna. Una partita maschia, portata a casa dai ducali trascinati da un pubblico che non ha mai smesso di cantare, non poteva che essere il commiato migliore a un edificio che ha fatto la storia dello sport vigevanese.
TRADIZIONE Un palazzetto d’altri tempi, forse non perfettamente funzionale, persino un po’ scomodo (come, a mezza voce, fa notare qualche supporter “dissidente”), ma sicuramente denso di tradizione, di calore, quello dei corpi sudati assiepati sugli spalti e quello che arriva dalla passione per quei colori gialloblù che, tra tifosi letteralmente innamorati e semplici simpatizzanti, è forse uno dei pochi comuni denominatori di quella “vigevanesità” per larghi tratti ormai perduta. Sui seggiolini della Carducci ci si sono seduti tutti: preti e galeotti, bambine e pensionati, ultras e occasionali della domenica; sul suo parquet hanno giocato sia i ragazzini del minibasket, sia campioni assoluti, hanno scazzottato pugili e hanno fatto ginnastica gli studenti delle scuole.
I RICORDI Ora qualche tifoso pare stia chiedendo al Comune un souvenir post demolizione: una listarella di parquet, un seggiolino in plastica. Ci sta, nessun problema. Non sarà però un pezzettino di legno salvato da una ruspa a preservare la memoria della “Salonicco d’Italia”, di quello sghembo tempio laico che, la scorsa domenica, ha pulsato a ritmo con le urla dei vigevanesi per un’ultima volta. La passione ducale per la pallacanestro troverà una nuova casa, avrà nuovi riti e nuovi ritrovi, come è giusto che sia: quella che non cam-sarà la sua identità, la sua storia. Ed è qui che la Carducci, anche quando a lei rimarrà solo qualche foto sbiadita, non sarà mai demolita.
Alessio Facciolo

