Avvento, la riflessione: «Rivivere la Natività»

All’inizio di dicembre abbiamo iniziato il cammino di Avvento, che si concluderà nel giorno di Natale. Questo tempo di attesa ci vede ripercorrere il centenario della “invenzione” del presepe da parte di San Francesco a Greccio nel 1223, quindi ottocento anni fa. Mi sembra bello esortare tutti noi a recuperare in senso spirituale la preparazione al Natale, proprio ripercorrendo l’intuizione di S. Francesco, che ha proposto di narrare di nuovo le vicende del Natale di Gesù, rivivendolo non tanto con l’atteggiamento di chi fa teatro, quanto di chi si lascia guidare nel corpo e nei sentimenti dalle vicende raccontate. Lo scopo è quello di ripercorrere con il corpo e con i sensi l’evento della natività come se fossimo stati noi presenti e attori di quel momento, al fine, però, di rileggere e vivere nel cuore i sentimenti che la fede pasquale suscita. Non è la nascita di un bambino, ma è la nascita del Signore.

Questo atteggiamento spirituale non corrisponde più ormai al modo laico di vivere il Natale, che segue uno stile lontanissimo da quello che il presepe ci fa vivere. Le narrazioni secolari legate alle festività religiose cristiane narrano un senso di umanità che unisce su forme valoriali molto scarne e formali e suscitano relazioni sociali che nulla concedono alla riappropriazione interiore. La festa di Halloween, il Natale dei regali, la festa di S. Valentino… sono tutte condite dall’impegno pubblicitario che sostiene il mercato del turismo e il commercio. Quest’ultimo sembra sempre più affamato e ingloba nella sua logica ogni altro elemento di senso. La preparazione al Natale finisce di coincidere sempre più con il Black Friday e l’interesse di base è quello consumista.

Le nuove forme celebrative, evocate da Halloween, poco concedono al recupero della memoria e della revisione dei comportamenti e degli atteggiamenti per qualcosa di migliore e di più profondo, ma mirano alla sensazione, alla risata e all’emozione passeggera, magari da condividere sui social. Ciò che permette questa narrazione sociale è il culto dell’individuo che si sente al centro di tutto e che cerca il suo soddisfacimento attraverso forme relazionali di tipo estetico ed emozionale. Il vero motore della macchina delle feste, però, è quello che porta al raggiungimento di finalità economiche e politiche da parte degli operatori finanziari, imprenditoriali e amministrativi.

Questo culto del benessere sembra garantire le dinamiche del mercato, che garantisce il benessere. Questa pare essere la formula usata. Ma che non sia così, appare evidente se volgiamo lo sguardo agli aspetti oscuri della nostra convivenza. Ai drammi legati alle guerre in corso, con le loro atrocità, alla tragedia vite di donne uccise da chi dichiara di amarle, all’aumento della povertà in Italia, si accompagna la sensazione che ormai l’umanità non riesca più a nutrire veri e profondi desideri di pace e di sviluppo per tutti. La preoccupazione di ognuno è di salvare se stesso, a tutti i costi…

Il Vescovo Maurizio Gervasoni

Così, però, le narrazioni finiscono perché non c’è chi si mette in gioco con tutto se stesso per qualcosa che meriti tale dedizione radicale. Manca, insomma, chi, come i pastori, segua la parola degli angeli per camminare e vedere qualcosa di veramente bello e importante per tutti: un bimbo appena nato.

E che la vita di questo bimbo sia la ragione della verità e della gioia di ognuno e di tutti non passa attraverso la sua comprensione intelligente, ma proprio attraverso l’incontro reale ed effettivo che cambia la nostra storia, che ci fa lasciare le nostre abitudini e certezze, che ci apre allo stupore di un incontro semplice e profondo che sa riempire il cuore. Così semplice e così imprevedibile da poter essere solo divino.
A questo ci porti il ritorno allo spirito del Presepe di S. Francesco.

Buon Avvento e buon Natale a tutti.

+ Maurizio

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