L’Avvento è come il bambino più piccolo della casa. Non conta. Primo perché passa molto velocemente: nemmeno 4 settimane. Secondo perché lo si pensa in funzione del Natale dimenticando il suo orientamento verso il ritorno di Cristo alla fine della storia. Lo trattiamo senza prenderlo troppo sul serio, come si fa col bambino più piccolo. Ma quante meraviglie nasconde?
IN FERIE L’Avvento porta con sé molte meraviglie! Ne vediamo una: la cosiddetta “novena di Natale”. Anzitutto chiamiamola col suo nome. “Novena del Natale” porta a dimenticarsi dell’Avvento: quei giorni benedetti si chiamano invece “Ferie Maggiori dell’Avvento”. Quando la “novena” è nata, circa tre secoli fa, l’anno liturgico non aveva valore agli occhi della gente: pochi ci capivano qualcosa, nessuno parlava di “liturgia”. C’erano le grandi feste, e qualche giorno di preparazione. Perciò anche l’avvento non contava. Contavano invece i giorni prima del Natale: 9 giorni, tre per tre, era il numero perfetto per prepararsi alla festa. E in quei nove giorni si facevano momenti comunitari intensi, con canti popolari e preghiere semplici, alla portata di tutti; e il popolo accorreva felice! perché la liturgia era “roba da preti”, mentre le novene erano davvero per tutti.
COMPLETAMENTO Veniamo dunque ai nostri giorni. Ha ancora senso parlare di novena? Sì e no! Proviamo a capire. Ha senso parlare di novena quando la intendiamo come una serie di giorni di preghiera semplice e coinvolgente, capace di scaldare il cuore. Nel contempo quei giorni vanno pensati come i giorni conclusivi dell’Avvento, non come i giorni che mancano al Natale. Significa aprirsi al loro senso liturgico. Sì perché la liturgia li prevede fin dall’antichità: sono i giorni dal 17 al 23 dicembre, più il 24, ed erano celebrati nella Chiesa già nell’VIII secolo, forse dal VI. Sono sette giorni più uno: dal 17 al 23 dicembre si invoca Gesù chiamandolo con un nome ogni giorno diverso, e gli si dice “Vieni”.
LE NOZZE È il canto della Sposa, la Chiesa, la Comunità dei credenti, che chiede al suo Sposo di raggiungerla, esattamente come negli ultimi versetti della Bibbia nell’Apocalisse: finisce il Libro, finisce la storia, e nulla entra nel caos, ma tutto diventa banchetto nuziale; e Gesù e l’umanità si uniscono in una comunione eterna. E infatti l’ottavo giorno – nella simbolica biblica l’ottavo giorno significa “compimento” – è il 24, la vigilia, con la Messa della Notte. Lo Sposo si fa piccolo, per trovare posto in ciascuno. È questo ciò che celebrano le “Ferie maggiori dell’Avvento”.
L’OTTAVO GIORNO Dobbiamo allora unire tutto. Tornare alla genuinità della liturgia, e quindi celebrare non più nove giorni ma 7+1, non più giorni mancanti a Natale ma gli ultimi giorni di Avvento; e nel contempo viverli con lo spirito di una novena, coi gesti che scaldano il cuore: l’inno, le profezie, e quelle 7 antifone speciali che invocano Gesù. Così che l’ottavo giorno siamo pronti ad accogliere lo Sposo Bambino, col cuore pieno!
don Luca Girello

