Federico Bubba è al secondo anno della facoltà di scienze religiose di Pavia e insegna religione in una scuola elementare di Vigevano, dopo una prima esperienza in una superiore di Pavia. Diversamente da altri suoi colleghi, non attende il concorso per i docenti di religione cattolica: «Non parteciperò, non potendo (dato che non ho ancora la laurea magistrale), ma credo che per i colleghi sia una notizia importante perché permette, dopo decenni, di stabilizzare moltissimi docenti precari e, più in generale, di dare importanza a una materia che è molto sottovalutata».
Sono in tanti – studenti e docenti, adulti e ragazzi – a ritenere questa figura “inutile”.
«Ho sentito numerose testimonianze di persone che, dagli esempi dei loro insegnanti di religione, hanno avuto molto su cui riflettere, al punto di diventare suore, preti o persone sposate. Chi insegna religione è un testimone di vita e di fede, spetta all’insegnante provare che la materia che insegna non è inutile».
Bubba, che è anche volontario all’istituto Negrone, vive e lavora a stretto contatto con coetanei o ragazzi che hanno pochi anni meno di lui e ha un punto di vista privilegiato per cogliere come vivono la fede. «Oggi i giovani credono molto meno di un tempo, e questo perché sono molti meno i testimoni reali di quello che c’è di bello in una fede vissuta in maniera coerente e concreta. In questo essere lontani dalla fede, pesa tanto la loro opinione rispetto all’ambiente ecclesiale che vedono come qualcosa di lontano dalla loro quotidianità».
Edoardo Casati

