Due commissioni d’inchiesta (una specifica sul Pio Albergo Trivulzio e una su tutte le altre Rsa), una replica piccata al Governo centrale (nello specifico alla Protezione civile) che accolla il costo dei vari strumenti di protezione sanitaria (come mascherine, camici e altro) alle Regioni, un’esibita soddisfazione sui numeri della pandemia e la notizia made in Pavia dei nuovi test sierologici che potrebbero aprire la strada ad una parziale normalità per alcuni cittadini. Queste in estrema sintesi le notizia emerse nel corso della conferenza stampa di martedì, tenuta in concomitanza con quella della Protezione civile, dal presidente della Regione Lombardia Attilio Fontana, da Giulio Gallera (assessore all’Welfare) e Davide Caparini (assessore al Bilancio) insieme all’epidemiologo Sergio Venturi.
L’incontro, durato poco più di un’ora, ha voluto rimarcare una fase “ottimista” in cui il virus sembra rallentare in Lombardia, con una curva orientata a scendere dopo qualche giorno di stallo. Diminuiscono i contagi, i ricoverati, le presenze in terapia intensiva e anche i morti, anche se la Regione raccomanda un comportamento rigoroso, soprattutto nell’imminente week-end pasquale. Per fare un esempio, in provincia di Pavia, a fronte di 2mila 735 contagi, l’ultimo conto indica un aumento di 35 rispetto agli 81 del giorno precedente. E’ l’ultimo grande sforzo e bisogna farlo. La battaglia è ancora in corso, nonostante la positiva inversione di tendenza.
Sul Pio Albergo Trivulzio e sulle Rsa, dopo l’iniziale “difesa d’ufficio”, i vertici del Pirellone vogliono però vederci chiaro e il fatto di istituire due commissioni d’inchiesta rappresenta una risposta concreta e il riconoscimento implicito che qualcosa in queste istituzioni non ha funzionato. Del resto il numero dei morti parla da sé. Alcuni giornalisti hanno sottolineato la presenza di bare accatastate nella chiesetta della storica Baggina e nell’obitorio. Sia Fontana sia Gallera sono prudenti. Sarà tutto fatto nell’ottica di una totale trasparenza, sottolineano a più riprese presidente e assessore. Per Gallera c’è sempre stata una sorveglianza straordinaria, con quotidiani report da parte delle Rsa alle Ats. Soltanto 15 Rsa, inoltre, precisano in Regione, sono state coinvolte nel dirottamento di pazienti Covid-19 nelle strutture, in modo sempre rigorosamente protetto.
L’altra contestazione riguarda lo “scherzetto” in corso d’opera della Protezione civile:
Quello che abbiamo speso – sottolinea l’assessore Caparini – ce lo dobbiamo pagare. Inizialmente non era così. Fortuna che la Lombardia ha le spalle larghe. Alcune Regioni rischiano invece la bancarotta. D’accordo il cambio delle regole, ma non in corsa
E qualcuno chiede: perché all’ospedale in Fiera ci sono solo tre pazienti: «L’ospedale in Fiera è partito – replica Fontana – Adesso i vari ospedali dovranno riorganizzarsi. Ci sono circa 40 persone presenti e pronte a intervenire. Di certo, servirà alla Lombardia e non solo». Qualcuno chiede: come avete speso 400 milioni di euro? E’ sempre Caparini a rispondere: «Una prima tranche di 13 e poi 47 milio li abbiamo spessi per proteggere il personale sanitario, sin da subito. Le attrezzature mediche di terapia intensiva, gli ospedali esterni per il triage e circa 2mila persone assunte hanno fatto il resto. Ovviamente documenteremo tutto fino al centesimo e ci sarà inoltre il vaglio della Corte dei conti».
Le mascherine sono in fase di distribuzione e quasi tutte le province lombarde sono state dotate dei mezzi di protezione necessari. E per finire, ma non ultimo in ordine di importanza, la questione dei test sierologici, messi a punto dal Policlinico di Pavia. « L’individuazione degli anticorpi neutralizzanti – spiegano i tecnici – per poter anticipare la cosiddetta immunità, sono importanti per certificare chi è protetto dalla malattia e chi non l’ ha ancora sviluppata». Una strada tracciata molto importante. E per il futuro? Che si farà? «Valuteremo in questi giorni insieme al Governo – dice Fontana – ascoltando gli esperti che effettueranno le valutazioni epidemiologiche del caso».
Massimo Sala


