Donne / Suor Ausilia, l’Istria e la vocazione: «Se ami, ne vale sempre la pena»

«Vale la pena fare una vita come la sua?». «Se ami sì, vale la pena». Ha gli occhi di un azzurro vivido che si illuminano suor Ausilia, al secolo Olga Trusnic, delle Missionarie dell’Immacolata Regina Pacis, mentre risponde alla domanda con la quale si conclude la lunga intervista nella quale, tra sorrisi e commozione, ha ripercorso la sua intensa esperienza umana e cristiana.

PROFUGHI Classe 1937, istriana, è arrivata in Italia a 10 anni nel 1947, abbandonando la sua patria in un frangente storico complesso e ancora oggi difficile da raccontare, quello dell’esodo istriano-dalmata seguito al passaggio di questi territori dall’Italia alla Jugoslavia e alla pulizia etnica attuata dalle autorità jugoslave sulla popolazione italiana. «Ero una bambina quando sono arrivata al campo profughi di Novara». Di ciò che è venuto prima fa fatica a parlare e i pochi ricordi sono spesso interrotti dalle lacrime: «Della nostra casa e di quella che era la nostra vita prima di abbandonare il Paese non è rimasto più nulla, ma la patria è sempre nel cuore». Più facile invece parlare dei giorni al campo. Difficili per più di duemila persone costrette a vivere insieme in una povertà estrema e con l’angoscia e la paura di quanto ci si è lasciati alle spalle.

Il cappellano assegnato dalla Curia si prendeva cura di noi e da subito si è accorto che occorreva un aiuto, soprattutto per i numerosi bambini e ragazzi ospitati in quel luogo.

L’INCONTRO È così che la giovane Olga ha il suo primo contatto con le suore Pianzoline. «Madre Anna – Bandi, prima madre generale dell’Ordine ndr – è venuta di persona a vedere la situazione. Il suo cuore si è commosso e,pur nella difficoltà di affidare alle sue figlie una situazione così difficile, ha subito destinato due suore, suor Maria Giacinta e suor Florida, a questo apostolato tra noi ultimi». L’arrivo delle suore ha segnato per la gioventù del campo un’occasione di speranza. «C’erano solo degli scantinati. Con loro facevamo teatro, giocavamo e imparavamo il catechismo». Ma è soprattutto la vita di queste sorelle a colpire. «Vivevano esattamente come noi. Facevano la fila ogni giorno per la razione di cibo e dormivano in una stanzetta con un solo materasso e dei chiodi appesi alla parete per gli abiti». È così che, fra lavoro e vita difficile, il percorso spirituale di Olga si intensifica e matura, grazie anche alla guida del sacerdote del campo. Quando nasce l’idea di farsi suora? «È un ricordo infantile, ma nel 1945 mia madre aveva fatto un voto di recarsi in pellegrinaggio al Santuario della Madonna di Castelmonte, appena oltre il confine. Dopo due giorni di cammino, entrati in santuario, ho visto una figura di donna vestita in modo strano. Ho chiesto a mia madre chi fosse e lei mia ha risposto una suora. Lì mi sono detta: mi piacerebbe essere come lei. E forse la Madonna ha custodito nel mio cuore questo desiderio».

IL NOVIZIATO E alla Vergine si affida quando entra come novizia nelle Missionarie dell’Immacolata Regina Pacis a Mortara, accolta dalla stessa madre Anna che aveva incontrato al campo profughi e che le dà nome “Ausilia” in onore della “Madonna di Don Bosco”. «Se fosse stato per il cappellano non sarei entrata a 16 anni. Ero l’unica a lavorare e le suore mi consigliarono di attendere. Ma ricordo le parole di mia madre: no. Se questa è la volontà di Dio non voglio che, rimandando, tu possa cambiare idea. Non voglio rispondere davanti a Dio di una vocazione perduta. Siamo nelle sue mani e Lui ci aiuterà». Si comprende il clima di fede, semplice ma non bigotta, che regnava nella sua famiglia con un padre fedele alla preghiera quotidiana del rosario che pianse il giorno del suo ingresso. «I ricordi della vita a Casamadre durante la formazione sono ricordi di gioia. Eravamo in 8, giovani e contente della scelta fatta».

CON GESU’ E questa gioia suor Ausilia la trasmette raccontando anche i tanti anni di servizio nei diversi luoghi dove l’obbedienza l’ha condotta: Cilavegna, Savigliano, Vigevano, la Calabria e infine di nuovo a Casamadre con un lungo servizio a favore dei giovani della città. «Sto bene in mezzo ai giovani, ho passato anni stupendi con loro». Ma il segreto di tutto è racchiuso nelle ultime parole della lunga chiacchierata: «Stare con Gesù ti fa sentire realizzata. Ho imparato a vivere alla presenza di Gesù, a essere consapevole di fare ogni cosa con lui. E nei momenti difficili ho imparato anche a dirgli: adesso fai qualcosa anche tu».

Don Carlo Cattaneo

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