23 febbraio, VII Domenica del Tempo ordinario

Il Vangelo della settima domenica del Tempo Ordinario, anno C (Luca 6, 27-38), ci mette di fronte a una delle richieste più difficili di Gesù: «Amate i vostri nemici, fate del bene a quelli che vi odiano».

Un’affermazione che scuote la nostra logica umana, istintivamente portata a difendersi e a rispondere al male con il male. Eppure, è proprio qui che sta la radicalità del Vangelo: il cristiano è chiamato ad andare oltre la logica della giustizia umana e ad abbracciare quella dell’amore gratuito, che riflette l’agire di Dio. Gesù non si limita a un principio astratto, ma offre esempi concreti: porgere l’altra guancia, dare anche il mantello a chi ruba la tunica, prestare senza aspettarsi nulla in cambio. Sono immagini forti, che non esortano alla passività ma a un’azione attiva e consapevole, capace di spezzare la spirale dell’odio. Non è debolezza, ma forza: solo chi è veramente libero può rispondere al male con il bene, senza lasciarsi trascinare dalla logica della vendetta. Il cuore del discorso di Gesù è la regola d’oro:

Come volete che gli uomini facciano a voi, così anche voi fate a loro.

Ma il cristiano è chiamato ad andare oltre la semplice reciprocità: non basta amare chi ci ama o fare del bene a chi ci fa del bene. Questo lo fanno tutti, anche i peccatori. La vera sfida è essere misericordiosi come il Padre. Il modello da seguire non è il comportamento degli uomini, ma quello di Dio: «Siate misericordiosi, come il Padre vostro è misericordioso». Dio non aspetta di essere amato per amare, non aiuta solo chi lo merita, non agisce in base al calcolo, ma dona gratuitamente. Chi segue Cristo deve imparare a fare lo stesso, aprendosi alla logica del dono e del perdono. Gesù conclude il suo discorso con un richiamo forte alla responsabilità personale: «Non giudicate e non sarete giudicati, non condannate e non sarete condannati, perdonate e sarete perdonati». Qui non si tratta di ignorare il male, ma di assumere un atteggiamento di comprensione e misericordia. Quello che seminiamo negli altri ricadrà anche su di noi: con la misura con cui misuriamo, saremo misurati. Questo Vangelo ci sfida profondamente. È facile amare chi ci ama, difficile perdonare chi ci ha ferito. Ma il cristiano è chiamato a qualcosa di più grande: essere segno di un amore che non si lascia condizionare dal male, che costruisce ponti invece di innalzare muri, che cambia il mondo a partire dal proprio cuore. È questa la vera rivoluzione del Vangelo.

don Roberto Signorelli

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