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Domenica e lunedì gli italiani saranno chiamati alle urne per esprimersi su cinque referendum abrogativi: quattro riguardano il mondo del lavoro, uno la cittadinanza. Promossi da un comitato composto da 28 associazioni, tra cui Cgil, Auser, Fnsi, Libera e Federconsumatori, e sostenuti da oltre 4 milioni di firme, perché il voto abbia effetto, dovrà recarsi alle urne almeno il 50% più uno degli aventi diritto. Ma quali sono i temi su cui i cittadini dovranno esprimersi?
SCHEDA VERDE Il primo quesito riguarda il contratto a tutele crescenti e propone l’abrogazione del decreto legislativo 23/2015 (Jobs Act), che ha modificato il reintegro in caso di licenziamento illegittimo per i lavoratori assunti dopo il 2015. Oggi questi possono ricevere solo un indennizzo tra 12 e 36 mensilità. L’abrogazione ripristinerebbe il reintegro anche per loro, una platea di circa 3.5 milioni di persone destinata a crescere nel tempo, eliminando la distinzione con chi è stato assunto prima della riforma. Dal 2015 a oggi il Parlamento e la Corte Costituzionale sono intervenuti sul decreto per mitigarne la rigidità e attenuare alcune distorsioni che la norma aveva prodotto.

SCHEDA ARANCIONE Il secondo quesito si occupa dei licenziamenti nelle piccole imprese ovvero quelle con al massimo 15 dipendenti. Secondo la legislazione vigente in caso di licenziamento illegittimo l’indennizzo è fissato in al massimo 6 mensilità, con la vittoria del “sì” si abrogherebbe la parte della legge che fissa il tetto massimo; i promotori ritengono che in questo modo per i lavoratori licenziati ci saranno più tutele, chi è contrario teme ripercussioni per le piccole imprese, che potrebbero non essere in grado di far fronte a risarcimenti troppo onerosi.
SCHEDA GRIGIA Il terzo quesito è inerente ai contratti a termine e chiede chiede di eliminare le norme che oggi permettono di stipulare contratti a tempo determinato (fino a 12 mesi) senza doverne specificare la causale. I promotori ritengono che ciò ridurrebbe il precariato. I contrari temono un irrigidimento del mercato del lavoro e un aumento del contenzioso.
SCHEDA ROSA Il quarto quesito tocca il tema della sicurezza sul lavoro e in particolare interviene su due norme che oggi impediscono al lavoratore in subappalto di chiedere risarcimento anche all’impresa appaltante in caso di infortunio.
L’obiettivo è estendere le responsabilità, in contesti dove – secondo Istat – si concentra una quota significativa degli incidenti sul lavoro. I contrari ritengono l’estensione eccessiva e penalizzante per le aziende.
SCHEDA GIALLA Il quinto e ultimo quesito non è relativo al lavoro, ma alla cittadinanza. Da solo ha ottenuto il sostegno di 637mila firmatari e propone di abrogare alcune parti dell’art. 9 della legge 91/1992, riducendo da 10 a 5 anni il periodo di residenza legale necessario per richiedere la cittadinanza italiana. Secondo il comitato promotore, si tratta di ripristinare un criterio in vigore dal 1865 al 1992, più in linea con l’attuale composizione sociale del Paese. I contrari sostengono che 5 anni non bastino per una reale integrazione linguistica e culturale e sottolineano che l’Italia, in valori assoluti, è già il paese europeo che concede più cittadinanze.
IL VOTO I seggi saranno aperti domenica 8 giugno dalle 7 alle 23 e lunedì 9 dalle 7 alle 15. Per votare occorrono un documento d’identità e la tessera elettorale. Gli elettori fuori sede potranno votare nel comune di domicilio se in provincia diversa da quella di residenza e se la domanda è stata presentata entro il 4 maggio. Affinché la consultazione referendaria sia valida occorrerà che si presenti alle urne almeno il 50% più uno degli aventi diritto ovvero tutti i maggiorenni residenti in Italia e tutti i cittadini italiani maggiorenni residenti all’estero (circa il 10% del corpo elettorale): proprio il quorum è il vero nodo, di questo, come dei referendum svoltisi dal 1990 a oggi, che solo in 4 casi lo hanno raggiunto, l’ultimo nel 2011 (“acqua pubblica, nucleare, legittimo impedimento”). Lo hanno mancato invece nelle restanti nove occasioni, tra cui quelle del 2016 (“trivelle”) e del 2022 (“giustizia”). Gli ultimi sondaggi disponibili (il silenzio elettorale è scattato il 24 maggio per le rilevazioni statistiche) indicavano una partecipazione in crescita, ma molto bassa, stimabile tra il 31% e il 39%. E questo nonostante i temi, sempre secondo i sondaggi, stiano a cuore a più della metà della popolazione italiana, anche se sembrerebbe non abbastanza per trasformare un interesse dichiarato in cinque segni di matita copiativa.
Giuseppe Del Signore

