Referendum / Perché sì: costruire una nuova Italia

Quali sono le ragioni per le quali bisognerebbe votare “sì” ai referendum? Il mondo politico è diviso, a favore si sono espressi i partiti di opposizione: Avs, M5S, il Pd sono favorevoli a tutti i quesiti, anche se tra i dem l’area “riformista” è favorevole solo al quarto (subappalti) e a quello sulla cittadinanza così come +Europa, mentre Azione e IV sono per il “sì” solo per quest’ultimo. Tra i corpi intermedi favorevole ovviamente la Cgil, che è membro del Comitato promotore.

SCHEDA VERDE Il primo quesito tocca il tema del contratto a tutele crescenti, per i fautori del “sì” l’abrogazione proposta consentirebbe di reintrodurre la possibilità di reintegro anche per i 3.5 milioni di lavoratori assunti dopo il 2015 che oggi ne sono esclusi, creando una disparità di fatto all’interno del mondo del lavoro (il caso più evidente è quello di dipendenti della stessa azienda assunti in momenti diversi e coinvolti dalla stessa procedura di licenziamento illegittima; quelli in organico prima del 2015 potrebbero essere reintegrati, gli altri no). Così si ridurrebbero i licenziamenti ai casi in cui sono motivati.

SCHEDA ARANCIONE Il secondo quesito si occupa delle piccole imprese (massimo 15 dipendenti) e del numero di indennità previste in caso di licenziamento illegittimo. Oggi sono 6, con l’abrogazione proposta sarebbe invece il giudice a decidere e quindi potrebbero essere di più, disincentivando il ricorso al licenziamento, mentre oggi l’azienda sa che, anche qualora la sua azione fosse condannata in tribunale, il risarcimento non supererebbe un certo importo, prevedibile a monte. La Corte Costituzionale inoltre ha stabilito che il criterio delle dimensioni non basta più a definire un’impresa “minore”.

schede referendum

SCHEDA GRIGIA Il terzo quesito è inerente i contratti a termine, per i sostenitori del “sì” con l’abrogazione proposta si otterrebbe il ritorno alla giustificazione dell’assunzione anche al di sotto dei dodici mesi, riducendo l’abuso di contratti temporanei in contesti dove sarebbero opportuni accordi di lavoro più stabili; oggi due terzi delle nuove assunzioni sono a termine col rischio di configurare una “precarietà a tempo indeterminato”.

SCHEDA ROSA Il quarto quesito riguarda la responsabilità delle imprese appaltanti in caso di infortunio sul lavoro. Con l’abrogazione proposta si innescherebbe un meccanismo virtuoso perché l’impresa appaltante, condividendo il rischio di risarcimento in caso di incidente, avrebbe un interesse diretto ad assegnare i lavori a imprese in subappalto che garantiscano standard minimi di sicurezza. In questo modo inoltre si promuoverebbe una maggiore qualità del lavoro stesso.

SCHEDA GIALLA Il quinto quesito è quello sulla cittadinanza. I favorevoli al “sì” sostengono che 10 anni siano troppi; si tratta di una forte limitazione per residenti stranieri che parlano italiano, lavorano, pagano le tasse, rispettano le regole (tutti requisiti richiesti dalla norma e che non sarebbero toccati dall’abrogazione) e che ricevono un trattamento iniquo rispetto ai discendenti della diaspora italiana che, pur non parlando la lingua e non risiedendo nella penisola (e non pagando le tasse), fino a marzo potevano ottenere la cittadinanza attestando la discendenza da un avo italiano, anche se partito nell’800.

Giuseppe Del Signore

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