L’arrivo dell’estate in Italia porta con sé non solo l’attesa delle vacanze, ma anche un disagio per milioni di studenti e docenti costretti a studiare e lavorare in aule surriscaldate. In un mondo sempre più caldo, la temperatura non è affatto un fattore secondario: influisce direttamente sulla qualità dell’apprendimento. Lo ha stabilito una ricerca del National bureau of economic research, rilevando che un solo grado in più può ridurre del 2% l’apprendimento annuale. Un dato allarmante che si traduce in risultati scolastici peggiori.
CLIMATIZZATE IL 10% Nonostante questo, solo il 10% delle scuole italiane dispone di un impianto di aria condizionata, secondo i dati del Ministero dell’Istruzione analizzati dal think tank Tortuga. Fondi pubblici come quelli del Pnrr o del superbonus raramente sono stati destinati a migliorare il comfort climatico nelle aule. Sempre Tortuga stima che per raddoppiare il numero di edifici scolastici climatizzati servirebbero almeno 2.2 miliardi di euro. Colmare il “divario del fresco” avrebbe molteplici benefici, renderebbe le scuole vivibili d’estate e permetterebbe anche di estendere il calendario scolastico, diluendo il ritmo scolastico durante l’anno, recuperarando giorni di vacanza in modo più distribuito e fornendo un luogo sicuro ed educativo ai ragazzi che non possono frequentare centri estivi o contare sui nonni. L’Italia, con 14 settimane di pausa estiva, è seconda solo alla Bulgaria in Europa. Ridurre la pausa a due mesi – come in Francia, Germania o Spagna – sarebbe un vantaggio per tutti.

L’OPINIONE DEI PRESIDI I dirigenti scolastici del territorio conoscono bene la situazione. Elda Frojo, dell’Its Casale di Vigevano, evidenzia che «alle superiori il caldo rende difficile anche lo svolgimento degli Esami di Stato, che si tengono fino a luglio. Le nostre aule, già da maggio, diventano roventi per l’esposizione al sole». Senza climatizzazione, per lei, è impensabile tenere le classi aperte d’estate. Giovanna Montagna, dirigente dell’IC di viale Libertà di Vigevano, aggiunge: «Una vera “scuola d’estate” richiede una revisione strutturale degli edifici: aria condizionata, certo, ma anche spazi verdi, aree sportive all’aperto, palestre climatizzate. In estate non si possono passare sei ore sui libri: serve un modello tipo campus, dove si alternano attività educative e ricreative». Per Montagna, i fondi non bastano: serve una visione progettuale. Gabriele Sonzogni, dirigente dell’IC Robecchi di Gambolò, denuncia: «Negli ultimi anni il caldo ha compromesso la parte finale dell’anno scolastico: gli esami, i progetti estivi, l’ultimo mese della scuola dell’infanzia. Da metà maggio, il caldo diventa insostenibile nelle aule». E propone: «Con i fondi europei si potrebbero acquistare condizionatori, come già si è fatto per le Lim. Le scuole potrebbero installarli almeno nelle aree più calde o ai piani alti. Se si delegassero queste scelte ai singoli istituti, gli interventi sarebbero più rapidi e mirati».
Massimo Sala

