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Tempo libero, un impegno da incastrare fra un appuntamento e l’altro nella propria agenda. Nel modo in cui è percepito nel mondo occidentale, il concetto di tempo libero si è affermato a partire dalla rivoluzione industriale, con la comparsa del lavoro salariato e di fabbrica e con la contrapposizione tra tempo-luogo di lavoro e tempi-luoghi della quotidianità. L’avvento dell’era digitale e nuove tipologie occupazionali hanno un po’ rimescolato questo paradigma: quanti, pur fuori dal “timbro”, sono costantemente raggiungibili dalle ansie lavorative tramite smartphone e mail? Quanti hanno un’occupazione precaria o senza orario definito, che rende impossibile una pianificazione della propria giornata?
E quanti, una volta spento il portatile o chiuse le scarpe antinfortunistiche nell’armadietto, hanno davvero del tempo per sé e non devono invece occuparsi della cura della casa, dei figli, di incombenze burocratiche, della propria salute?
UN TEMPO TRISTE Secondo l’Annuario statistico italiano di Istat del 2024 un po’ meno della metà degli italiani (il 46.3%) si dichiara soddisfatto della propria vita. Un dato che si può leggere un po’ come si vuole: la soddisfazione, d’altra parte, è un concetto relativo e personale. Oggettivi però sono i dati di ciò che dà questa soddisfazione: e all’interno di questa cornice, il 66.3% degli italiani è felice del proprio tempo libero, meno di quelli che hanno soddisfazione dalle relazioni familiari (pari all’87.9%) e amicali (79.7%), dalla salute (78.5%) e dal lavoro (77.6%). E per qualcuno il tempo libero non solo è poco soddisfacente, ma è anche causa di rimorso: secondo un sondaggio commissionato dall’azienda Samsung a Toluna (società internazionale specializzata in ricerche di mercato), quasi un italiano su due si sente in colpa quando si concede un momento per sé. Il dato, secondo il report di Samsung, colpisce soprattutto i nati tra gli anni ’70 e ‘90 e di conseguenza chi ha figli sotto i sei anni (28%), mentre i “baby boomer”, i più anziani e i più giovani sembrano vivere con più serenità il tempo libero (il 31% non si sente mai in colpa).

BENESSERE Eppure il tempo libero fa bene alla salute di grandi e piccini. A certificarlo anche la onlus Save the Children, attiva a livello internazionale per la tutela dei minori: «I benefici del tempo libero per i bambini sono molteplici; ad esempio, favorisce il loro sviluppo cognitivo ed emozionale: attraverso il gioco libero, i bambini imparano a esplorare il mondo, sviluppano la creatività e migliorano le loro capacità di problem-solving. Il gioco libero permette anche ai bambini di esprimere e gestire le emozioni, favorendo l’intelligenza emotiva». Lo stesso vale per gli adulti:
Il tempo libero è vitale per la prevenzione del burnout e la gestione del disturbo da stress lavorativo. Le attività di tempo libero aiutano a staccare la mente dalle preoccupazioni lavorative, riducendo i livelli di stress e contribuendo a migliorare la qualità della vita degli adulti.
«Alcuni studi hanno dimostrato che il tempo libero è correlato a una maggiore felicità e a un migliore stato di salute generale. Quando un adulto è felice e in stato di salute fisica e mentale è maggiormente in grado di prendersi cura degli altri e più recettivo ai bisogni altrui». Quindi: genitori meno stressati, uguale genitori più presenti e attenti.

UN VEZZO Il tempo libero insomma non è un lusso, un vezzo da previlegiati. Ma nel “paese reale”, nella Lomellina di tutti i giorni, rischia di diventarlo per ragioni strutturali. Passare tre ore al giorno sui mezzi o in coda in macchina, in balia di ritardi quotidiani e impronosticabili come spesso accade ai pendolari della Milano-Mortara-Alessandria o a quelli che viaggiano in auto, toglie tempo per sé stessi; la mancanza di strutture d’aggregazione o sportive pubbliche e gratuite toglie opportunità a chi ha meno risorse economiche; la poca capillarità di cinema, teatri, auditorium rende complicata la frequentazione degli stessi negli orari in cui sono operativi se non si possiede un mezzo di trasporto proprio. Non basta essere organizzati, per avere del tempo libero: aiuta, certo, ma quest’assenza di tempo (percepita, secondo un’analisi effettuata dal quotidiano Domani, dal 60% degli italiani) necessita di una riflessione importante sui modelli di produzione e lavoro, sugli strumenti tecnologici che possono velocizzare gli aspetti della vita (come per la burocrazia: quante cartacce bisogna firmare e portare a sportelli di ogni tipo, quando basterebbe un flag online…), su quali politiche pubbliche possono essere attuate per dare respiro ai cittadini. Per restituirgli tutto il tempo perduto.
Alessio Facciolo

