Cilavegna saluta don Mario Tarantola: i funerali

«Dobbiamo sempre essere pronti all’arrivo dello sposo». Così il vescovo di Vigevano, monsignor Maurizio Gervasoni, ha commentato la lettura evangelica sulla parabola delle vergini prudenti, durante la messa celebrata sabato 9 agosto per i funerali di don Mario Tarantola, storico “prevo” di Cilavegna.

CHIESA STRAPIENA Una funzione molto partecipata, con la chiesa parrocchiale piena al punto che molta gente ha dovuto accomodarsi all’esterno, la presenza di molti sindaci, sacerdoti, e del vescovo emerito di Vigevano, monsignor Vincenzo Di Mauro. «Don Mario – ha detto monsignor Gervasoni nell’omelia – è sempre stato fedele al suo ministero». Una fedeltà incarnata nell’amore verso il prossimo, come hanno testimoniato al termine della celebrazione monsignor Luigi Cacciabue, il sindaco Manuel Maggio che ha ricordato la collaborazione del sacerdote con le amministrazioni comunali e il suo impegno per la società civile, e Pierangelo Ugazio, che a nome della comunità in un lungo intervento ha riassunto le opere intraprese da don Mario in quasi 50 anni a Cilavegna.

LAMPADA SEMPRE ACCESA Tre, in particolare, i momenti individuati da monsignor Cacciabue: l’ordinazione sacerdotale il 21 giugno 1964; il periodo del seminario; i primi tre anni di ministero pastorale a Ferrera Erbognone. Da non dimenticare l’impegno per i processi di beatificazione di padre Francesco Pianzola e Teresio Olivelli, e l’avvio con Nerino Cobianchi (attualmente Servo di Dio a sua volta in attesa di beatificazione) dell’associazione Pianzola-Olivelli per l’aiuto a donne in difficoltà e a Paesi colpiti da emergenze umanitarie. Una lettura, quella delle vergini sagge che tengono sempre pronto l’olio per la lampada (vangelo di Matteo, capitolo 25, versetti 1-13) che ha inevitabilmente portato al paragone con monsignor Tarantola, il quale ha voluto essere sepolto in un angolo del cimitero appena dopo l’entrata, a sinistra, in modo che lo possano vedere tutti. Un ultimo piccolo lembo di terra acquistato da tempo, con lungimiranza, per essere ancora vicino alla sua gente. Una dimostrazione di quanto la lampada del “prevo”, come lo chiamavano affettuosamente tutti, fosse sempre accesa.

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