L’importanza di scegliere le parole “giuste” 

In un tempo in cui le parole spesso feriscono più di una lama, il Comune di Vigevano sceglie di usarle come ponti, non come muri. La giunta ha infatti approvato l’adesione al Manifesto della comunicazione non ostile per la pubblica amministrazione, documento nato dall’associazione Parole O_Stili e già sottoscritto da centinaia di enti in tutta Italia.

LUNGA GESTAZIONE Il manifesto, elaborato nove anni fa da un gruppo di comunicatori, giornalisti e cittadini, non è un semplice decalogo di buone intenzioni. È piuttosto un invito a ripensare il modo in cui parliamo e scriviamo, ricordando che «virtuale è reale», che «le parole hanno conseguenze» e che «gli insulti non sono argomenti». Dieci principi semplici, quasi disarmanti nella loro chiarezza, che vanno dalla responsabilità di ciò che condividiamo al rispetto delle persone, sempre e comunque.

SEGÙ CI CREDE A crederci da tempo è stata l’ex vicesindaco e assessore ai Servizi alla città, Marzia Segù. «Già nel 2021 – racconta – lo avevo sottoscritto personalmente, riconoscendone la forza e l’attualità. Sono dieci regole che ci sfidano a essere leali con gli altri e prima ancora con noi stessi. Il primo, ad esempio, dice: dico e scrivo in rete solo cose che ho il coraggio di dire di persona». Oggi quella convinzione personale diventa un impegno dell’amministrazione. «Con questa iniziativa – spiega ancora Segù – vogliamo affermare con forza che la comunicazione tra istituzioni e cittadini deve basarsi sul rispetto, sull’ascolto e sulla responsabilità delle parole. Non è un punto di arrivo, ma l’inizio di un percorso verso una modalità comunicativa nuova: più consapevole, più gentile, più efficace».

IMPEGNO CONCRETO Un percorso che non resterà sulla carta. Il Comune si impegna a diffondere i principi del Manifesto attraverso i propri canali ufficiali, negli sportelli di front office, nelle comunicazioni digitali e persino negli incontri con associazioni, scuole e realtà sportive.

L’obiettivo – aggiunge Segù – è costruire una relazione diversa tra cittadini e amministrazione, fondata non sulla distanza o sulla burocrazia, ma su un linguaggio che avvicina, spiega, coinvolge.

PRIMA PIETRA Dal municipio fanno sapere che questa scelta rappresenta «la prima pietra» di un progetto più ampio: rendere Vigevano una comunità più inclusiva, accogliente e solidale. Un luogo dove la politica, l’amministrazione e i cittadini possano parlare la stessa lingua, riducendo al minimo incomprensioni, malintesi e conflitti. E forse, proprio da qui, da dieci frasi scritte nero su bianco, può partire un cambiamento reale. Perché, come ricorda il Manifesto, «anche il silenzio comunica».

Massimo Sala 

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