Venti punti per Gaza, futuro da decifrare

Il piano in 20 punti annunciato da Trump e Netanyahu alla Casa Bianca è un coacervo di proclami, promesse, minacce, intenzioni e alcune misure concrete. […] Tutti elementi che derivano da una trattativa, dalla diplomazia, non certo dai massacri indiscriminati. Anche se questa volta si ha più l’impressione di un diktat.
PIANO A parte l’idea di una Gaza deradicalizzata e “terror-free” (senza Hamas), i passi immediati consistono nei seguenti: la liberazione di tutti gli ostaggi (vivi o morti) in cambio del rilascio di 250 palestinesi condannati all’ergastolo e 1.700 abitanti di Gaza detenuti senza processo in Israele dopo il 7 ottobre; la riapertura dei valichi per consentire l’accesso degli aiuti umanitari; nessun palestinese di Gaza sarà costretto a lasciare la Striscia; Israele non occuperà o annetterà Gaza. Tutto ciò a condizione di una smilitarizzazione di Gaza e della promessa della non punibilità e della garanzia di un passaggio sicuro per gli elementi di Hamas che volessero riparare all’estero.
NOVITÀ Gli elementi di (relativa) novità riguardano il governo della Striscia, che dovrebbe essere affidato a un comitato palestinese “tecnocratico e apolitico”, come già ampiamente previsto nel piano di pace arabo, ma con la “supervisione” di una specie di “Consiglio di amministrazione” (Board) presieduto nientemeno che dallo stesso Trump e da altre personalità internazionali (tra cui, pare, Tony Blair). Inoltre, la sicurezza dovrebbe essere garantita da una “Forza internazionale di stabilizzazione” che dovrebbe subentrare progressivamente all’esercito israeliano. […]
VIA DI MEZZO L’impressione è che in tutta questa congerie di operazioni da mettere in atto, Gaza e i Gazawi siano trattati come un oggetto di cui disporre a piacimento. Gaza diverrebbe una via di mezzo tra la famosa “riviera” (o una nuova Dubai) e un protettorato, decretato però arbitrariamente da una coalizione di Stati e non dalle Nazioni Unite, mentre non vi è alcuna menzione dell’Autorità nazionale palestinese. Come se non bastasse, Gaza viene trattata come un corpo separato, un’entità a sé stante che non sembra far parte della prospettiva di uno Stato palestinese. Già, in tutto questo, che fine fa la Palestina-Stato? I punti finali del cosiddetto piano sono rivelatori. Se e quando Gaza si stabilizzerà e le riforme palestinesi procederanno, “potrebbero emergere condizioni per un percorso credibile verso l’autodeterminazione e palestinese”. […]
INCERTEZZA La ciliegina sulla torta è il ruolo, per così dire, diplomatico che il piano riserva agli Stati Uniti, che “faciliteranno il dialogo tra Israele e i palestinesi per concordare un orizzonte politico verso una pacifica coesistenza”, che dovrebbe essere appoggiata, in questo afflato simil-pacifista, dal “dialogo interreligioso” per promuovere la tolleranza. Ma questo conflitto, prima di Hamas e soprattutto della destra religiosa fanatica israeliana, non era mai stato religioso, ma territoriale. Basterebbe, ritornare a una formula antica: “land for peace”, cioè una terra per i palestinesi e una per gli israeliani, e la pace in tutta la regione.

Pasquale Ferrara
ex ambasciatore

Le ultime

Vigevano, trekking tra gli affreschi

Gli affreschi rinascimentali di Vigevano diventano protagonisti di un...

Mappamondo / Spagna: voto, scandali e tragedie

L’incidente ferroviario alle porte di Toledo, costato la vita...

Garlasco, Sempio parla dopo la richiesta di rinvio a giudizio: «Non ho paura»

Garlasco, per la prima volta dopo la richiesta di...

Fuggono all’alt dei carabinieri e si ribaltano in un campo

Fuggono all’alt dei carabinieri vicino al centro di Sannazzaro...

Login