Dopo averci detto che il “non uccidere” è il primo passo per amare, il decalogo cerca di farci vedere come questo amore si concretizza: si tratta di amare sia con il corpo (sesto comandamento) sia con i beni (settimo comandamento). L’ottavo poi ci insegnerà a considerare in maniera esistenziale il problema della verità, non accontentandoci solo di dire la verità, ma impegnandoci ad essere veri.
IL GIUSTO EQUILIBRIO Il sesto comandamento noi lo conosciamo nella formulazione catechistica che recita «Non commettere atti impuri», anche se nel testo biblico si trova «Non commetterai adulterio» (Es 20,14). C’è stato un tempo in cui sembrava esistesse solo il sesto comandamento e poi un tempo – il nostro – nel quale il sesto sembra definitivamente archiviato. Si tratta di trovare il giusto equilibrio. In questo clima generale abbastanza segnato dal disordine della sfera affettiva, suonano profetiche le parole di Madre Teresa di Calcutta:
Il silenzio riguardo alla purezza è un silenzio impuro! È dal cuore puro che sboccia il miracolo dell’amore.
La sesta Parola difende innanzitutto l’amore coniugale. La sessualità nella Bibbia è vista come una realtà buona voluta e creata da Dio; lungi dall’essere qualcosa di puramente biologico riguarda l’intimo nucleo della persona umana come tale. A tal riguardo, San Paolo ci ricorda non solo che «il corpo non è per l’impurità, ma per il Signore», ma che esso è «tempio dello Spirito Santo». Alla Bibbia non sfugge, tuttavia, quello sconvolgimento che il peccato originale ha introdotto nel mondo facendo sì che l’uomo si allontanasse da Dio pexr fare di se stesso il proprio fine.
INDICARE LA STRADA Ciò che si prefigge il sesto comandamento è di indicare la strada per la realizzazione della propria sessualità, affinché l’amore umano sia realmente figura partecipata dell’amore trinitario, luogo del dono e della reciprocità. Siamo messi in guardia dalla sempre insorgente tentazione di riempire il bisogno grande del cuore umano con dei surrogati, con un piacere effimero e immaturo non in grado di corrispondere alla grandezza del desiderio che noi siamo. Con l’amore non si scherza, per questo occorre un autentico catecumenato per imparare il significato del corpo. Le nostre sole forze però non bastano, occorre che la fedeltà di Dio irrompa nella nostra esistenza: solo Gesù, con il suo amore fedele e puro può togliere da noi un cuore adultero e donarcene uno fedele.
INVITO ALLA PIENEZZA La sfera sessuale – non stiamo a entrare nella casistica – porta in sé insieme a tanta bellezza anche difficoltà e contraddizioni; essa è – più di quanto non si dica – fonte di paura, di turbamento e di senso di colpa e più si banalizzano le esperienze carnali, credendo così di liberarle da antichi tabù, altro non si fa che accrescere lo smarrimento. Non si tratta di respingere il desiderio, ma di rigettarne la pretesa onnipotenza che vorrebbe disumanizzare la persona. La sesta Parola non ci è data al solo scopo di evitare gli errori, ma per tendere verso la pienezza dell’amore: è un invito autorevole a uscire da noi stessi per accogliere l’amore di Dio e in forza di esso costruire quelle relazioni autentiche che stanno alla base della famiglia e della società. Non un semplice divieto, ma l’invito a vivere secondo la libertà dei figli di Dio. Una curiosa coincidenza: la sesta beatitudine, secondo il testo evangelico di Matteo, proclama «beati i puri di cuore perché vedranno Dio».
don Paolo Ciccotti

