Fondazione Agnelli, due strade post-diploma

Università o lavoro? Le scelte dei diplomati tra Vigevano e Mortara raccontano un territorio che corre su due binari paralleli: da una parte i licei che puntano dritti verso l’accademia, dall’altra tecnici e professionali che imboccano subito la via dell’occupazione. I nuovi dati della Fondazione Agnelli fotografano una realtà complessa, vivace e, in alcuni casi, sorprendente.

LICEI E UNIVERSITÀ Nei licei del nostro territorio la rotta è chiara: dopo la maturità si va all’università, e con risultati tutt’altro che scontati. Non solo il tasso di immatricolazione è alto, ma le performance al primo anno superano in molti casi l’80%. Il classico Cairoli, per esempio, immatricola l’85% dei diplomati e vanta un 76% di successi al primo anno, sopra la media regionale. Le preferenze disciplinari confermano un profilo culturale marcato. Aree umanistiche da record: il 51.4% degli studenti del San Giuseppe (Scienze Umane) e il 36.5% del Cairoli (Scienze Umane) restano fedeli alla loro vocazione. Stem in crescita negli indirizzi scientifici: al Cairoli l’area Tecnica (28.8%) supera quella Scientifica (26.2%), mentre al Caramuel (Scienze Applicate) domina l’area Scientifica (33.9%), seguita da quella Tecnica (20.5%). Il fronte giuridico-politico sorprende nel Classico: 22.6% degli immatricolati, uno zoccolo duro che guarda con interesse a Giurisprudenza e affini. Gli istituti tecnico economici, invece, mostrano una traiettoria più variegata: quasi metà degli studenti del Casale non prosegue con l’università, ma chi lo fa punta soprattutto sulle aree economico-statistica (28.3%) e giuridico-politica (26.7%).

ACCESSO AL LAVORO Dove i licei brillano all’università, tecnici e professionali brillano nel mondo del lavoro. A due anni dal diploma, gli indici occupazionali parlano chiaro: al Caramuel-Roncalli, settore tecnico tecnologico, 69% occupati; quasi identica la percentuale nel settore industria e artigianato, con il 68% occupati; al Castoldi, infine, nel settore, servizi, tempi più lunghi e percentuali più basse. La rapidità di ingresso è un tratto distintivo: solo 107 giorni per ottenere un contratto significativo nell’industria e artigianato; 187 giorni nel tecnico tecnologico; 272 giorni nei servizi. La stabilità contrattuale premia ancora i percorsi più professionalizzanti: oltre il 73% dei diplomati Roncalli e Caramuel in area tecnica-artigianale ottiene un contratto permanente (apprendistato o tempo indeterminato). Meno brillante, invece, la coerenza tra titolo di studio e lavoro svolto: solo il 63.3% degli studenti dell’industria e artigianato resta dentro il proprio settore, mentre un significativo 36.7% ripiega su professioni trasversali.

E GLI “SCIENZIATI” Sul fronte scientifico, il duello tra i due poli cittadini è particolarmente interessante. Entrambi mantengono un impianto saldamente Stem, con oltre la metà degli immatricolati che sceglie l’area tecnica o scientifica. Ma le strategie di scelta sono diverse. Il Cairoli (scientifico tradizionale) spinge più dei licei ad indirizzo in scienze applicate verso l’area tecnica (28.8%), suggerendo una naturale inclinazione verso ingegneria. Il Caramuel invece vede primeggiare l’area scientifica (33.9%), riflesso di una preparazione più aderente alle scienze pure. La sorpresa arriva dal terzo posto sul podio: il Cairoli porta un consistente 20.4% verso l’economico-statistico; il Caramuel-Roncalli convoglia solo l’11%, e dietro ancora c’è l’umanistica (10.2%). In altre parole, il liceo tradizionale offre un ventaglio più ampio di sbocchi, mentre l’indirizzo in scienze applicate mantiene uno stile “fedele alla linea”. E gli atenei? Pavia resta lo sbocco naturale per entrambi: 41,4% dei diplomati del Cairoli e il 45,7% del Caramuel si iscrivono all’Università di Pavia. Milano pesa di più sul Cairoli grazie all’attrazione del Politecnico, scelto dal 18,8% dei suoi studenti; il Caramuel si divide invece equamente tra Politecnico di Milano e le università milanesi  (entrambi 11,8%).

SCEGLIERE BENE Il quadro restituito dalla Fondazione Agnelli è nitido: il territorio offre percorsi chiari e funzionali, ma profondamente diversi. I licei, ideali per chi ambisce all’università e a un percorso culturale solido, registra tassi di successo notevoli nel primo anno e una forte polarizzazione verso umanistica e Stem. Per quanto riguarda i tecnici e i professionali, rimangono la scelta di chi vuole lavorare presto, con un accesso rapido e contratti stabili, anche se non sempre totalmente coerenti con gli studi. La domanda quindi non è più «cosa offre il territorio?», ma «quale futuro immagino per me?». E i numeri, questa volta, aiutano davvero a rispondere.

Isabella Giardini, Massimo Sala

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