Coltelli a scuola? Parlano gli studenti

Incredulità e stupore in un primo momento. «Non ci posso pensare» ma, andando più a fondo, quello sbigottimento iniziale si trasforma in qualcosa difficile da accettare ma su cui si deve riflettere: «Sappiamo che alcuni nostri coetanei portano a scuola coltelli o altri strumenti da offesa e, sebbene nel nostro istituto è praticamente impossibile che si verifichino questi casi, è un tema sul quale anche noi giovani dovremmo riflettere».

NON SONO BRAVATE Il tema è la violenza che sembra non fermarsi nemmeno sulla soglia delle aule scolastiche, ma la varca sotto forma di un coltello o di un tirapugni nello zaino, nascosti tra astucci e diari. Lo ha scoperto uno studente dell’Its Casale, che venerdì è stato scoperto con un martello a scuola: «Anche se il ragazzo non aveva intenzione di fare male a nessuno – spiega la dirigente scolastica Elda Frojo – e pensava di assecondare un gioco con la classe in cui ognuno doveva portare qualcosa di divertente, in qualità di pubblico ufficiale ho obbligo di denuncia quando si è in presenza di un reato. Introdurre un oggetto atto a offendere lo è, a prescindere dalle intenzioni». Come si può leggere nell’articolo accanto, introdurre un’arma atta a offendere in un luogo pubblico è un comportamento che viola la legge 110 del 1975. Per questo la scuola è intervenuta prontamente pur in assenza di un’intenzione di far male:

Mi è dispiaciuto moltissimo, il ragazzino lo conosciamo e sappiamo che non è violento. A volte i ragazzi sono di una superficialità incredibile. Come scuola procederemo cercando anche di privilegiare l’aspetto educativo.

CONSAPEVOLEZZA Che non sia un gesto da sottovalutare sono gli stessi studenti a sottolinearlo, tra una chiacchierata e una colazione al bar, davanti agli ingressi delle scuole di Vigevano. Quattro ragazzi dell’indirizzo chimico dell’Iis Caramuel Roncalli, raccontano: «Qualche bravata l’abbiamo fatta tutti, durante l’intervallo o i cambi d’ora, ma non siamo a conoscenza di ragazzi che portano in classe coltelli da tasca o tiri a pugno. Alla peggio si va in bagno a fumare qualche sigaretta, ma anche episodi come questo si verificano molto raramente. I professori ci controllano e, allo stesso tempo, sono i primi a insegnarci che il rispetto delle regole è importante se vogliamo costruirci un futuro in questa società».

VIG Casale dirigente Frojo
Elda Frojo (Casale)

PROBLEMA EDUCATIVO Se non è più usato lo strumento del confronto, se la parola non ha più spazio, ecco che il ricorso alla lama diventa immediato, anche in quel luogo che dovrebbe essere solo di studio e confronto come la scuola: «Vengo a Vigevano in treno perché abito ad Abbiategrasso – afferma Paolo Recca, studente del Castoldi – e ricordo quando, due anni fa, un ragazzo della mia città accoltellò una sua professoressa. Non riesco a immaginare come un mio coetaneo abbia potuto aggredire un’insegnante in una classe, in un luogo dove trascorriamo la maggior parte del tempo durante l’adolescenza».

VIOLENZA NORMALIZZATA Intraprendere la cattiva strada a causa di poca educazione, ma anche di TikTok che «normalizza la violenza».

Qualcuno uscendo e frequentando brutte compagnie può essere portato verso una cattiva strada – è il pensiero di Marco, studente di Scienze Umane al liceo Benedetto Cairoli – magari senza pensare a quali possono essere le conseguenze. Se a 14 anni vai in giro con un coltello è evidente che c’è un problema di mancanza di educazione alla base.

Conseguenze gravi secondo la legge

Coltelli a scuola, la legge non ammette distrazioni: cosa rischia chi porta armi da taglio tra i banchi? Portare un coltello a scuola non è una bravata né un gesto da sottovalutare. È un comportamento che, secondo la legge italiana, può avere conseguenze penali rilevanti, anche quando l’arma non viene usata. Il semplice possesso di una lama in un ambiente scolastico è sufficiente, in molti casi, a far scattare sanzioni immediate. Lo conferma anche la dirigente dell’Its Casale di Vigevano, Elda Frojo che, senza mezzi termini, precisa:

Se si scopre qualcuno che porta all’interno della scuola un coltello, deve essere denunciato alle forze dell’ordine e sospeso.

LA LEGGE La norma di riferimento è la legge 110 del 1975, che vieta il porto di armi e di strumenti “atti ad offendere” in luogo pubblico senza un giustificato motivo. La scuola è considerata a tutti gli effetti un luogo pubblico e, per la sua funzione educativa e per la presenza di minori, un contesto particolarmente sensibile. Un chiarimento è fondamentale: la difesa personale non è un motivo valido. Né lo è la semplice abitudine a portare con sé un coltello “per ogni evenienza”. Anche oggetti di uso comune – come un coltello a serramanico o un taglierino – diventano illegali se portati senza una reale necessità. Chi è sorpreso con un’arma da taglio a scuola rischia innanzitutto il sequestro immediato dell’oggetto. A questo possono seguire sanzioni amministrative anche elevate e, nei casi più seri, una denuncia penale. Se l’oggetto è qualificato come “arma propria” – ad esempio un coltello a scatto – le conseguenze si aggravano ulteriormente: la legge prevede fino a due anni di reclusione, oltre alla multa.

MINORE COINVOLTO Quando a essere coinvolto è un minorenne, il quadro non si alleggerisce. La segnalazione al Tribunale per i minorenni è una possibilità concreta, insieme all’attivazione di percorsi educativi o rieducativi. Anche le famiglie possono essere chiamate in causa, soprattutto sul piano amministrativo. Le pene diventano più severe se l’arma viene mostrata per intimidire, se il contesto è particolarmente affollato o se il coltello viene utilizzato, anche senza provocare ferite. In questi casi, il reato può trasformarsi in minaccia aggravata o lesioni, con conseguenze giudiziarie ben più pesanti. E, dopo i fatti di La Spezia, anche le forze dell’ordine stanno mostrando particolare attenzione. Il messaggio della legge è chiaro: a scuola non c’è spazio per armi da taglio. Non servono incidenti o aggressioni perché scatti la responsabilità: basta il possesso ingiustificato.

Ev, Ig, Ms.

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