Vigevano, serrande abbassate nelle frazioni

Oltre 80 like: di gran lunga, il post più apprezzato dell’ultimo periodo. Non che la pagina Facebook “Sei dei Piccolini se” muova il traffico di una puntata di “Falsissimo”, ma la sua utenza affezionata ce l’ha, e buona parte di essa ha salutato calorosamente la riapertura, sotto nuova gestione, del negozio di alimentari in piazza. Un punto di riferimento, per la comunità: uno dei pochi rimasti, però, in una frazione che aumenta di abitanti ma perde i suoi negozi.
AI PICCOLINI Complice la realizzazione di nuove abitazioni, negli ultimi anni la popolazione residente a Piccolini è aumentata: molte anche le famiglie giovani, tanto che la scuola elementare Ada Negri, storicamente tra le più piccole della città e negli anni ‘90 addirittura in odore di chiusura, per qualche anno ha potuto vantare addirittura due sezioni. Eppure, questo 2026 si è aperto sotto l’insegna delle clèr abbassate: oltre all’alimentari, per il quale si è trattato solo di una pausa d’ammodernamento, a sorpresa ha chiuso i battenti anche la lavanderia, situata sempre nel centro del paese. Una cessata attività che fa il paio con un bar e una tabaccheria regolarmente aperti, ma in vendita, e pochi altri esercizi commerciali: un barbiere, una parrucchiera, un’estetista, la farmacia. Qualche residente ricorda il movimento che c’era per le vie del paese negli anni ’90: una drogheria, due alimentari, un fruttivendolo, un’edicola, bar, pizzerie, il mercato settimanale (oggi limitato a un unico ambulante che vende frutta e verdura) e altro ancora. Sintomi di abitudini che cambiano, ma forse anche di una pianificazione urbana che fatica ad espandere i servizi nelle zone residenziali periferiche.
SENZA NEGOZI Se ai Piccolini il tessuto commerciale va deteriorandosi, nelle altre frazioni della città ducale è praticamente assente. La Sforzesca porta il nome degli antichi signori di queste terre. L’imponente Colombarone, la grande cascina voluta da Ludovico il Moro e ora in stato d’abbandono, è una delle prime cose che si vedono entrando in paese arrivando da Vigevano: la strada attraversa una frazione sonnolenta, con case, una chiesa, un ristorante, un frequentato circolo culturale, tra i pochi punti di riferimento di questo piccolo centro. Alla Morsella, estrema periferia ovest di Vigevano, lo scorso dicembre ha chiuso definitivamente una rivendita di vini e distillati, l’unico esercizio commerciale della frazione. Con rispetto parlando, non certo un negozio di beni essenziali: ma d’altra parte, chi vive in paese si è da tempo adattato a far la spesa fuori, a Vigevano o a Parona. Negli ultimi 30 anni, qualche tentativo di recuperare il “lanchino”, lo storico bar della frazione, come ristorante o bar o negozio di alimentari non ha mai superato la prova del tempo. Quell’edificio è ora chiuso, con il suo cortile, testimone di tempi lontani in cui d’estate si beveva e ballava all’aperto, coperto da erbacce.
STRATEGIA Come superare questo gap? «Ci vorrebbe innanzitutto una minore tassazione e occorrerebbe agevolare i negozianti che hanno o potrebbero aprire attività nelle frazioni anche sul versante affitti – dice Renato Scarano, presidente dell’Ascom di Vigevano e Lomellina – logicamente se si abbattono i costi, si incentiva il singolo a pensare di aprire una attività magari proprio in una delle zone maggiormente sguarnite». Scarano rivela che esistono anche incentivi: «Regione Lombardia ha attivato per l’anno 2026 il bando “Nuova Impresa – Piccoli Comuni e Frazioni 2026” finalizzato proprio a sostenere l’apertura di nuove attività di commercio al dettaglio in sede fissa di prodotti alimentari e generi di prima necessità nei piccoli comuni e nelle frazioni di tutti i comuni lombardi, attraverso l’erogazione di contributi sui costi connessi all’avvio di una nuova impresa. Le domande potranno essere presentate fino al 12 novembre». Ma ci sono altri motivi pro apertura di piccoli negozi. «L’apertura in zone periferiche significa aumentare il livello di sicurezza – continua Scarano – Negozi aperti vuol dire avere luoghi, vetrine, vie, zone illuminate. Poi che da cosa nasce cosa: se si apre un negozietto si agevola anche la possibilità che la clientela formi gruppi che potrebbero condividere qualcosa, magari spostarsi al bar per prendere un caffè».

Alessio Facciolo
Isabella Giardini

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