Osservatorio 06-02 / Gli animaletti degli altri

«I figli degli altri hanno meno importanza dei miei». Qualche giorno fa ascoltavo il podcast Wilson de Il Post, in particolare una puntata in cui il giornalista Francesco Costa intervistava lo psicoterapeuta Matteo Lancini. Ho citato un passaggio di quell’intervista nell’articolo di copertina del Primo Piano dedicato allo “Urlo dei maranza” e al “bullismo degli adulti”.

Mi rivolgo a quei genitori che mandano i propri figli febbricitanti all’asilo. Siete degli irresponsabili

ha scritto su Instagram Matteo Giunta, marito di Federica Pellegrini, in un duro sfogo di fronte all’infezione della figlia Matilde, costretta a più ricoveri. Una traduzione pratica della riflessione di Lancini, in questo caso da parte di una famiglia notoria alle prese con una dimensione “banale”. Un comportamento egoriferito e apparentemente innocuo, che però può avere conseguenze per la comunità in cui si è inseriti; ci sarà un fragile, un immunodepresso, una donna in gravidanza, un anziano che potrà averne conseguenze più serie? Sono lontani i tempi delle mascherine per i sintomi para-influenzali. Giunta ha poi smorzato i toni, forse perché non sta bene, in un mondo che guarda il dito, urlare «che fai tu, luna, in ciel? Dimmi, che fai, silenziosa luna?». Nel viaggio delle scorse settimane tra le “notti stropicciate dei maranza”, la risposta al perché di certi comportamenti è stata «alcuni commettono reati perché sono arrabbiati», «se vengo provocato ovviamente reagisco». Non è un ragionamento accettabile in uno stato di diritto, ma origina dalla stessa morale egoriferita che non è propria solo dei maranza. «La mia moralità. La mia mente. È l’unica cosa che può fermarmi»: eppure non pare che Trump indossi abitualmente borsello e tuta. Nondimeno, a prestare attenzione alla luna, se le democrazie sono in difficoltà non è tanto (o solo) per questo o quel progetto politico che cercano di rispondere ai limiti della democrazia nel XXI secolo, soprattutto la lentezza e la fatica del processo democratico in un mondo che l’era digitale ha reso “istantaneo” e davvero “globale” e che sembra guardare ai “checks and balances”, il sistema di pesi e contrappesi che impedisce a un potere di fagocitare l’altro.

Di fatto è almeno dagli anni ’10 che nelle principali democrazie il potere legislativo è stato assorbito o sotto-ordinato all’esecutivo. In Italia con la decretazione d’urgenza e con i Dpcm (di covidiana memoria), ma soprattutto con una legge elettorale che fa sì che ogni deputato e senatore risponda non agli elettori ma al segretario, cui in ultima analisi spetta la decisione su dove collocarlo in lista decidendo (quasi) automaticamente se sarà eletto o meno. L’erosione è in atto da tempo, ma la democrazia ha gli strumenti per arrestarla (perfino quella incompiuta del vecchio stato liberale italiano, dopo vent’anni di Regime, si liberò del fascismo con una mozione di sfiducia e una revoca dell’incarico). Quello che manca è il collante che impedisce alla democrazia di franare: è la cittadinanza, sono i cittadini. E si inizia dal pensare che «tutti gli animaletti sono uguali, ma il mio animaletto è più uguale degli altri» (citazione libera). Nella speranza di essere smentiti dall’affluenza alle prossime consultazioni referendaria e comunali.

Giuseppe Del Signore

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