Chi vuole fare il test sierologico in Lombardia dovrà procurarsi autonomamente il kit, trovare un laboratorio che gli elabori i dati e, in caso di positività, acquistare di tasca propria pure il tampone. Con una delibera del 12 maggio Regione Lombardia apre ai test sierologici anche per i privati: un percorso, ha spiegato in conferenza stampa l’assessore al Welfare Giulio Gallera, che sarà concesso a speciali ambiti collettivi (come ad esempio le aziende) e interamente fuori dal servizio sanitario nazionale, quindi tutto a spese del richiedente.
«L’Istituto Superiore di Sanità ha ribadito con una direttiva che questi test non hanno funzione dignostica per il singolo – ha spiegato Gallera – Anzi può essere addirittura dannoso: ad esempio se io risulto negativo significa che non ho anticorpi, non che io non sia negativo. Per certe comunità si potrà fare uno screening».
Chi lo propone si deve occupare di tutto: di acquisire i test, di trovare laboratorio che li processi e anche di procurare i tamponi per eventuali positivi.
«Questo per non penalizzare in alcun modo la sanità pubblica – è stato il commento dell’assessore – bensì contribuendo a rafforzarla». Ogni verdetto e ogni passo del progetto dovranno però essere comunicati alle Ats di riferimento.
Il costo per tutto? Il prezzo per i kit dovrebbe essere di massimo 70 euro, mentre quello del singolo tampone di circa 62. Un datore di lavoro che volesse accertare lo stato di salute dei propri dipendenti, insomma, dovrebbe essere disposto a spendere circa 130 euro per ognuno, ai quali si sommerebbe poi la parcella del laboratorio. I test della Regione invece sono condotti sul personale sanitario e su chi ha condotto la quarantena a casa senza che gli fosse mai stato processato un tampone: oltre 8mila persone in tutta la Lombardia, attualmente in attesa di uno screening.
Af

