C’è un filo invisibile ma robustissimo che lega il passato di una famiglia al presente di un’intera comunità. Un filo fatto di ricordi, di dialetto locale e di una promessa sussurrata molti anni fa, che oggi sembra aver trovato il suo compimento più alto. Nel giorno del trionfo elettorale che ha sancito l’elezione di Paolo a sindaco, tra gli applausi scroscianti e i festeggiamenti della folla, le parole più cariche di significato sono arrivate proprio dalla madre del neo-primo cittadino, Maria Pia Manzini, fondatrice e anima della Fucina, l’associazione di volontariato che ha fatto un po’ la storia di Vigevano.
QUELLA PROMESSA DI BATTESIMO Intervistata a caldo subito dopo la proclamazione, visibilmente emozionata ma fiera, la signora ha voluto condividere un aneddoto intimo che risale a molti anni fa, precisamente al giorno del battesimo di Paolo. «Io ho un ricordo fisso che risale al giorno del suo battesimo, il 7 gennaio. Il papà di mia mamma, il nonno di Paolo, Alberto, prese in braccio quel frugolino e fece una profezia che si è avverata proprio oggi». A chi le ha domandato se il nonno avesse previsto per il piccolo un futuro da sindaco, la madre ha risposto con un sorriso e un pizzico di nostalgia:
No! Gli disse in dialetto vigevanese: “Il tuo nome arriverà sulla torre del Bramante, ma devi essere un uomo onesto. Una frase che metteva al centro il valore più grande.
CONTRO Lo SCETTICISMO INIZIALE Quella “profezia” d’altri tempi si è rivelata una bussola fondamentale non solo per il neo-sindaco, ma per la stessa madre. Ha confessato, infatti, che inizialmente l’idea che il figlio entrasse in politica la spaventava, tanto da aver cercato di dissuaderlo dal muovere i primi passi in questo mondo così complesso. Tuttavia, il ricordo di quelle parole del nonno Alberto l’ha aiutata a superare le riserve e a sostenerlo lungo tutto il cammino, fino alla vittoria finale. La prima tappa, confida, sarà quella di andare a trovare il nonno al cimitero.
Massimo Sala


