I costi del trasporto sanitario

Abbattere i costi a carico delle famiglie per il trasporto sanitario non urgente delle persone fragili. È di pochi giorni fa la delibera regionale approvata dall’assessore al Welfare, Guido Bertolaso, per avviare una nuova modalità di gestione del trasporto degli ospiti di Rsa, Rsd (Residenze sanitario Assistenziali per persone con disabilità) e Css (Comunità Sociosanitarie). Ma chi ha un familiare fragile a casa deve ancora pagare di tasca propria il trasporto per visite, terapie e riabilitazione.

DELIBERA Il nuovo atto regionale punta a ridurre, per quanto possibile, la necessità di spostare questi pazienti, potenziando il ricorso alla telemedicina e al telemonitoraggio. Nel caso invece la prestazione debba essere effettuata presso una struttura sanitaria, potranno essere utilizzate le convenzioni già in essere delle Asst per i trasporti sanitari semplici, tenendo conto di tutte quelle situazioni particolare che richiedono una risposta al domicilio.

TARIFFE E per chi non risiede in una struttura sociosanitaria? Il tariffario della Croce Rossa Italiana, approvato da Regione Lombardia, prevede 54 euro per una corsa di sola andata in ambulanza entro i 15 chilometri, con autista e operatore e 120 euro per andata e ritorno. Non molto diverso l’esborso per il trasporto senza ambulanza. Sempre secondo le tariffe della Cri, con una vettura e un operatore si scende a 28 euro per la sola andata e 60 euro per andata e ritorno.

Nel caso di trasporto con due operatori, in vettura o pulmino si arriva a 45 e 110 euro; mentre oltre i 15 chilometri si aggiungono costi da 60 centesimi a 1.13 euro al chilometro, in base al mezzo.

TRASPORTO Ma il costo non dipende solo dal tipo di trasporto e distanza, ma soprattutto dal caso in questione. «Un trasporto non urgente prevede innanzitutto una valutazione del paziente – spiega Marco Bonacina, presidente della Croce Rossa di Vigevano – per capire se è necessario un trasporto assistito, piuttosto che barellato o con ossigenoterapia. In secondo luogo si valuta la distanza, facendo un calcolo chilometrico e valutando quante persone servono e quale mezzo è necessario». Ma a gravare è soprattutto il numero di viaggi:

«Se è prevista una terapia con dieci viaggi nei prossimi venti giorni, non si fa necessariamente il viaggio per dieci volte a tariffa piena – continua – ma si cerca di venire incontro il più possibile, stando dentro al range tollerato dalla Regione». Eppure per una famiglia il conto può comunque oscillare tra i 500 e oltre i 1000 euro, nonostante le buone intenzioni. «Quando il paziente deve fare tre viaggi al mese a Pavia, cominciano a essere centinaia di euro che pensano sul bilancio familiare. Contando già 1.800, 2.000 o 2.500 euro di retta della Rsa o di un Oss a domicilio c’è da rincarare le centinaia di euro dei trasporti, diventando ulteriormente oneroso». La misura regionale potrebbe cambiare per alcuni questo quadro, ma restano ancora molti interrogativi. «Siamo in attesa di indicazioni sulla fatturazione – conclude Bonacina – non sappiamo ancora se verrà fatta alla casa di riposo, a Regione Lombardia o all’Asst di competenza». E nel frattempo resta una domanda: chi pensa per chi vive a casa?

Rossana Zorzato

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