4 ottobre, XXVII Domenica del Tempo Ordinario

Quando si legge questo brano del vangelo, qualsiasi persona potrebbe chiedersi una cosa semplice: “Ma cosa c’entra questa storia della vigna con me?”. All’inizio può sembrare una parabola lontana da noi, con dei contadini, dei servi e un padrone. In realtà poi, come in tutte le cose, ha un significato vicinissimo alla vita che sperimentiamo oggi.

Federico Bubba, giovane docente di religione
Federico Bubba, giovane docente di religione

La vigna rappresenta la nostra vita, preparata con cura e che in qualche modo ci si aspetta possa dare qualche frutto. Dio ci affida qualcosa di prezioso e ci chiede di prendercene cura. Ci affida la nostra famiglia, gli amici, le persone che incontriamo, le nostre capacità, il nostro tempo. Però spesso rischiamo di dimenticarci che tutto questo è un dono e iniziamo a comportarci come se fosse tutto nostro. I vignaioli della parabola fanno proprio questo: invece di sentirsi responsabili della vigna che è stata affidata loro, vogliono diventarne i padroni. E forse anche noi, a volte, facciamo la stessa cosa. Pensiamo di poter fare tutto da soli, di non aver bisogno di nessuno e magari neanche di Dio. Vogliamo avere tutto sotto controllo e ci arrabbiamo quando le cose non vanno come avevamo programmato. Poi c’è una cosa che mi colpisce particolarmente: il padrone continua a mandare i suoi servi, nonostante quello che è successo. E alla fine manda addirittura suo figlio. Questo mi fa pensare alla pazienza di Dio. Anche quando sbagliamo, quando ci allontaniamo o quando facciamo finta di non ascoltarlo, Lui continua a cercarci. Non significa che Dio non veda i nostri errori.

Significa però che non si arrende davanti ai nostri errori. Ci dà continuamente la possibilità di ricominciare.

E poi c’è la domanda più importante: quali frutti stiamo portando? Perché una vigna non viene piantata semplicemente per essere bella. Ci si aspetta che porti frutto. Allo stesso modo, penso che anche la nostra vita dovrebbe lasciare qualcosa agli altri. Non necessariamente qualcosa di grande. A volte un frutto può essere semplicemente un gesto gentile, una parola detta al momento giusto, un perdono, una persona ascoltata senza giudicarla. Soprattutto quando siamo giovani, possiamo avere la sensazione di avere tanto tempo davanti e che le scelte importanti possano essere rimandate. Ma forse questo Vangelo ci invita proprio a non aspettare. La nostra vigna sta già crescendo e ogni giorno possiamo decidere che tipo di frutti vogliamo portare. Alla fine, quindi, penso che questo Vangelo non ci chieda di essere perfetti. Ci chiede di non sprecare quello che ci è stato affidato.

In questa giornata non posso non citare San Francesco, lui è la prova che, anche con qualcosa di semplice, si può fare la differenza nelle relazioni con gli altri. E forse la domanda che possiamo portarci a casa è proprio questa: se oggi Dio venisse a vedere la mia vigna, quali frutti troverebbe? Non credo che dobbiamo avere subito una risposta perfetta. Però possiamo iniziare a guardare la nostra vita con occhi diversi e chiederci se quello che stiamo vivendo sta portando qualcosa di buono anche alle persone che abbiamo intorno.

Federico Bubba, docente Irc Parrocchia sant’Ambrogio in Cattedrale

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