Osservatorio 02-10 / La pace nelle parole

Perché Leone XIV ha scelto una non parola come parola chiave del suo pontificato? “Disarmare” è un termine preso da un lessico tutto sommato comune, non certo aulico, teologico o filosofico, e appare come una non parola nel senso che si forma a partire da un altro lemma che è esattamente il suo opposto, “armare”. Senza la sua nemesi non esisterebbe, rimarrebbe solo un prefisso, “dis-“, che di per sé non ha alcun significato se non quello privativo. Eppure papa Prevost ha scelto di usare “disarmare” in più contesti, anche molto distanti, seppur solo apparentemente.

Questa è la pace del Cristo Risorto, una pace disarmata e una pace disarmante, umile e perseverante (Urbi et Orbi, 8-5-25),

«Disarmiamo le parole e contribuiremo a disarmare la Terra. Una comunicazione disarmata e disarmante ci permette di condividere uno sguardo diverso sul mondo e di agire in modo coerente con la nostra dignità umana» (Operatori comunicazione, 12-5-25), «Cominciamo a disarmare il linguaggio, rinunciando alle parole taglienti» (Messaggio Quaresima, 5-2-26), «Vorrei, infine, usare una parola che mi sta a cuore: “disarmare”. Disarmare l’IA significa sottrarla alla logica della competizione armata, che oggi non è più solo militare ma economica e cognitiva […] Disarmare vuol dire rompere questa equivalenza tra potenza tecnica e diritto di governare. Disarmare non significa rinunciare alla tecnologia, ma impedirle di dominare l’umano. Significa sottrarla ai monopoli, renderla discutibile, contestabile, e quindi abitabile, restituendola alla pluralità delle culture umane e dalle forme di vita […] è ecologico nel senso più radicale perché chiama in causa una nuova dimensione della nostra Casa comune» (L.E. “Magnifica Humanitas”, 15-5-26). Attraverso “disarmare”, che non può esistere senza il suo opposto, è possibile ricordare all’umanità una delle caratteristiche che ha ogni specie (?), la reciprocità.

L’altro, ha scritto il filosofo Byung Chul Han presentando il suo ultimo saggio, è colui a cui si rivolge il rispetto: «Il termine significa letteralmente riguardo per l’altro […] Il rispetto esige di riconoscere e di accettare l’Altro nella sua Alterità. La mancanza di rispetto che avvertiamo come latente in ogni contesto, e che non di rado si tramuta in forme di aggressività contro gli altri, è lo specchio di una profonda crisi sociale». Non a caso la radice di disarmare – e di armare – è dall’indoeuropeo “*ar-“ e ha il significato di “innestare”, “adattare insieme”, “congiungere”; il latino da qui ha derivato un lessico legato alla guerra e alle “armi”, il greco dalla stessa origine ha ricavato la parola “harmós” in riferimento a una “giuntura fisica”, che inizialmente indicava un incastro e successivamente ha assunto un significato astratto di “giusta proporzione”, fino ad arrivare all’italiano “armonia”, che indica un insieme gradevole (di voci e suoni), ma anche un equilibrio tra vari elementi di un insieme, una concordia, una pace. «Vivere in armonia».

Giuseppe Del Signore

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