Gli elementi per arrivare a un processo? Non ci sarebbero. E Alberto Stasi, per Andrea Sempio, resta il vero colpevole. È questo parte del contenuto della lunga intervista che Sempio, a oggi unico indagato per il delitto di Garlasco, ha rilasciato venerdì sera alla trasmissione di Retequattro “Quarto Grado”, condotta da Gianluigi Nuzzi con Alessandra Viero. In settimana, la Procura di Pavia ha comunicato la chiusura delle indagini a suo carico per l’omicidio di Chiara Poggi.
NIENTE RINVIO Ai microfoni di Mediaset, Sempio si è detto tranquillo, auspicando addirittura che si possa evitare un rinvio a giudizio: «Credo che si potrebbe già risolvere tutto in udienza preliminare. Non mi sembra ci siano argomenti tali da arrivare a un vero e proprio processo. Se capiterà di dover andare proprio a giudizio, cioè di affrontare un vero e proprio processo, l’affronteremo – ha dichiarato – Per quello che ho visto finora, credo sia tutto spiegabile e che facendo le dovute verifiche si possa acclarare tutto. Parlando con la mia difesa non c’è qualche argomento che ci preoccupa più di altri». Non “l’impronta 33”, quella sul muro dello scantinato della villetta («C’era del sangue? No. Fine. Per come la vedo io, la questione finisce lì») né le ipotesi che il suo piede potesse combaciare con l’impronta della scarpa, taglia 42, trovata sulla scena del delitto («Avevo il 44 ai tempi e ce l’ho ancora oggi»).
NESSUN LEGAME Sempio si è detto certo che l’ex fidanzato di Chiara Poggi sia il responsabile dell’omicidio: «Credo sia stato Alberto Stasi – ha dichiarato – Credo che la condanna fosse fondata». Questo nonostante le ultime rivelazioni sulla questione dei pedali della bici di Stasi, con la Procura che ha reso noto come all’epoca non furono comunicati ai pm delle rilevazioni che negano la presenza del Dna della Poggi sulla bicicletta. Sempio ha comunque escluso un legame di qualunque tipo fra lui e la sorella dell’amico Marco: «Non mi sembra una grande operazione di stalking – ha detto, riferendosi alle tre brevi chiamate effettuate da lui nei giorni prima del delitto – anche perché non c’è nessun collegamento con Chiara in nessun altro caso, non è stato riscontrato da nessuna parte. Lei non ha mai parlato di me e io non avevo il suo numero. Non c’è proprio la base per arrivare all’ossessione verso di lei».

