Beato Matteo / «Il Vangelo resta sempre lo stesso»

Una figura in grado di parlare al cuore di tutti, anche nella società moderna, dopo circa 600 anni. È il beato Matteo Carreri, il frate domenicano co-patrono di Vigevano insieme a sant’Ambrogio, di cui si prepara la festa in questi giorni.

«Sono numerosi i visitatori che in questo periodo fanno la fila nello scurolo per sostare davanti alle spoglie del Beato — racconta don Emilio Pastormerlo, parroco di San Pietro martire — e devo dire che ogni anno aumentano sempre di più. Verrebbe da pensare che questa devozione riguardi solo le persone di una certa età, i vigevanesi “doc” di una volta; invece vediamo che si tratta di un pubblico eterogeneo, con giovani, famiglie, anche molti stranieri probabilmente di confessioni religiose diverse dalla nostra». Questo vuol dire che il Beato è un punto di riferimento per tutti, non solo per i cattolici?

Indubbiamente la gente trova risposte, e scopre nel Beato un amico, un protettore vero. Io dico sempre che il vero miracolo è nella processione di fedeli che la seconda domenica di ottobre affolla lo scurolo. Forse qualcuno non è nemmeno credente, eppure in questo santo trova protezione.

Il mondo cambia, ma il Vangelo resta sempre lo stesso. Qual è il segreto del suo fascino? «In questo parlare al mondo moderno le sacre scritture non cambiano: sono valide perché sono vere, parlano al cuore dell’uomo, ai giovani, alle famiglie. La Chiesa non è fatta solo di piani pastorali, i sacerdoti devono stare in mezzo alla gente, incontrare le persone e annunciare la parola di Dio, proprio come faceva il beato Matteo». Cosa si prova a guidare questa parrocchia che custodisce il corpo del Beato? «Un senso di responsabilità e anche una buona dose di orgoglio: è la comunità più amata dai vigevanesi. Il Beato andava per le strade a predicare, è per questo che è sempre stato molto amato. Non si chiudeva in sacrestia come molti vorrebbero che facessero i cristiani, dialogava con tutti, e la gente trovava la risposta alle proprie incertezze, ai dubbi, ai problemi. Il suo corpo è nello scurolo, ma la sua presenza rimane in città, nelle vie e nelle piazze».

Strade che si preparano a festeggiare, mentre l’ombra di un saio si proietta su un muro antico, tagliato dal fascio di luce giallastra di un lampione in ferro battuto. Forse fra Matteo Carreri cammina ancora tra la folla che, dopo sei secoli, continua a cercare una risposta alla domanda più grande: «Cosa vuole Dio da me?». E la sua voce sembra risuonare ancora tra i portici di piazza Ducale, portando conforto e speranza attraverso quel messaggio evangelico che non è mai cambiato: «Dio è amore».

Davide Zardo

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