Ci sono traguardi che si misurano in chilometri e altri che, invece, si portano dentro per tutta la vita: per Paolo Merlo, vigevanese e volto conosciuto del gruppo di tifosi della Elachem Vigevano “I Papy Gialloblù”, lo scorso fine settimana ha segnato la fine di un viaggio lungo dieci anni, cominciato proprio tra le strade di New York.
ULTIMA MARATONA Nella città che lo aveva introdotto al circolo del “Six Majors”, ovvero le sei maratone cittadine più importanti del mondo comprendenti la “Grande Mela”, Boston, Chicago, Berlino, Londra e Tokyo, Merlo è tornato per un’ultima volta, affrontando i 42 chilometri e 195 metri che separano un corridore dal traguardo. Non è stata una gara come le altre, ma l’ultimo capitolo di una storia fatta di sacrifici, passione e chilometri macinati:
«La fine era già un po’ nell’aria, perché man mano che vai avanti con gli anni è fisicamente più impegnativo preparare la maratona con le articolazioni che cominciano a scricchiolare – scherza Merlo – Già quest’estate, quando ho cominciato gli allenamenti in vacanza, svegliarsi presto alla mattina per andare a fare il lungo da trenta chilometri mi è risultato pesante. Allora mi sono detto che, visto che sono passati dieci anni dalla mia prima maratona di New York che è quella che mi ha fatto scoccare la scintilla e con il percorso Six Majors già completato tre anni fa a Tokyo,
sarebbe stato giusto chiudere in bellezza nella maratona per eccellenza.
Continuerò comunque a correre perché mi fa stare bene a livello fisico, ma a ritmi più leggeri»
15 ANNI FA Merlo riavvolge il nastro e torna all’inizio di questa passione per la corsa, nata 15 anni fa: «Tutto ha avuto inizio nel 2011, con qualche corsa nella zona della Buccella. Lì ho incontrato altri runner, che mi hanno parlato dei loro gruppi sportivi e delle competizioni alle quali prendevano parte; non è passato molto prima dei miei esordi nelle dieci chilometri e nelle mezze maratone, che ho affrontato discretamente. Il grande salto è avvenuto nel 2013 – afferma – con la mia prima maratona a Firenze, seguita successivamente da quelle di Milano, Torino, Reggio Emilia e Roma. A un certo punto mi sono chiesto “qual è la maratona per eccellenza?”, e dopo qualche ricerca ho deciso di iscrivermi a quella di New York, che sarebbe stata la mia ottava maratona in assoluto. Questa esperienza è un qualcosa che non riesci a descrivere a parole, perché tutta la città si ferma per un giorno e tu sei il protagonista. Delle altre maratone che mi sono rimaste nel cuore, oltre ovviamente a quelle del Six Major, sono quelle in Spagna – conclude Merlo – come quelle di Siviglia, Malaga e Barcellona. Sono state tutte esperienze bellissime perché anche lì, come negli Stati Uniti, si sente molto l’importanza culturale della festa sportiva; il giorno della corsa è considerato come una vera festa in città».
Edoardo Zanichelli



